Giorno del Ricordo 2026, Verona apre il Consiglio comunale alla città

Una seduta speciale per testimoniare la storia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata

Un dialogo pubblico e istituzionale con la città per offrire una testimonianza storica sui fatti che hanno segnato la tragedia delle foibe, dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati e della più ampia vicenda del confine orientale. Con questo obiettivo, per il secondo anno consecutivo, l’Amministrazione comunale di Verona ha promosso un Consiglio comunale aperto in occasione del Giorno del Ricordo 2026.

L’iniziativa rappresenta uno dei primi appuntamenti del calendario di eventi commemorativi organizzati dal Comune, in collaborazione con il Comitato Unitario per la Difesa delle Istituzioni Democratiche, l’Istituto Veronese per la Storia della Resistenza, l’Università di Verona e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD).

Memoria storica e responsabilità istituzionale

Ad aprire i lavori è stato l’assessore alla Memoria storica, Jacopo Buffolo, seguito dagli interventi di Loredana Gioseffi, presidente ANVGD di Verona, e del professor Gianni Oliva, storico, saggista e giornalista.

La seduta ha inteso offrire un’occasione di approfondimento storico e di riflessione collettiva su una pagina a lungo rimossa o marginalizzata nel dibattito pubblico nazionale.

Gianni Oliva: il lungo silenzio sulle foibe

Nel suo intervento, il professor Gianni Oliva ha ricostruito le ragioni del protratto silenzio che per decenni ha circondato la tragedia delle foibe. Secondo lo storico, i fatti non cessano di esistere perché taciuti, ma continuano a vivere in una dimensione sotterranea, spesso soggetta a strumentalizzazioni politiche.

Oliva ha individuato tre livelli di rimozione: uno internazionale, legato al ruolo geopolitico assunto dalla Jugoslavia di Tito dopo la rottura con Stalin; uno politico, riferito alle contraddizioni del Partito Comunista italiano nel dopoguerra; e infine un silenzio di Stato, connesso alla sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale.

Un Paese uscito sconfitto dal conflitto – ha spiegato – ha preferito rimuovere tutto ciò che ricordava quella sconfitta, evitando un confronto pubblico sulle proprie responsabilità storiche. In questo contesto, le foibe sono diventate un tema indicibile, pur rappresentando il prezzo umano pagato da migliaia di italiani, indipendentemente dall’appartenenza politica.

Loredana Gioseffi: l’esodo e l’accoglienza a Verona

Nel suo intervento, Loredana Gioseffi ha ricordato l’importanza dell’istituzione del Giorno del Ricordo, avvenuta nel 2004 in coincidenza con l’anniversario del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, che sancì la cessione alla Jugoslavia di territori italiani come Pola, Fiume, Zara e ampie zone di Gorizia e Trieste.

Le popolazioni dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia – ha sottolineato – furono costrette ad abbandonare le proprie terre a seguito di persecuzioni, espropri, deportazioni, processi sommari e infoibamenti, dando origine a un esodo di circa 350.000 persone.

Gli esuli vennero accolti in 109 campi profughi distribuiti in tutta Italia. A Verona giunsero circa 700 famiglie giuliano-dalmate, molte delle quali furono ospitate nel chiostro di San Francesco, divenuto luogo simbolo dell’esodo in città.

Verona e la memoria dell’esodo

La città di Verona seppe offrire accoglienza a famiglie prive di tutto, che negli anni riuscirono a integrarsi nel tessuto sociale, economico e culturale locale. Una presenza che ha lasciato un segno profondo, contribuendo alla trasmissione dei valori di libertà, democrazia e pace.

Il chiostro di San Francesco, oggi sede universitaria, conserva una targa commemorativa posta dal Comitato ANVGD di Verona, a testimonianza di una storia di sofferenza vissuta con dignità e silenzio, oggi finalmente parte della memoria collettiva.

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