Il tema della sicurezza sul lavoro torna drammaticamente al centro dell’attenzione in Veneto. Nel corso del 2025, la provincia di Verona si è affermata come l’area più colpita dal fenomeno delle cosiddette morti bianche, conquistando un primato negativo sia per numero di vittime sia per volume complessivo di infortuni denunciati. Un quadro allarmante che emerge dall’analisi dell’Osservatorio Vega di Mestre, che fotografa una situazione di forte criticità a livello locale e regionale.
Verona prima in Veneto per vittime totali
Con 24 decessi complessivi, avvenuti sia sul luogo di lavoro sia in itinere, Verona guida la classifica delle province venete. Un dato che la colloca davanti a Venezia, ferma a 22 vittime, e a tutte le altre realtà territoriali della regione. Nel solo veronese, 14 lavoratori hanno perso la vita mentre svolgevano direttamente la propria attività lavorativa, a conferma di un rischio che continua a manifestarsi in modo concreto e quotidiano.
Secondo gli esperti dell’Osservatorio, il dato assoluto assume un peso ancora maggiore se inserito nel contesto produttivo della provincia, caratterizzata da un’elevata concentrazione di imprese industriali, agricole, logistiche e del settore delle costruzioni, comparti storicamente più esposti al rischio di infortuni gravi e mortali.
Il record negativo sugli infortuni denunciati
Oltre al tragico bilancio delle vittime, Verona detiene anche il primato regionale per numero di infortuni sul lavoro denunciati. Nel 2025 sono state presentate 14.358 denunce, il dato più alto in Veneto. Questo numero evidenzia come il problema non riguardi solo gli eventi estremi, ma un sistema complessivo di sicurezza che mostra segnali di sofferenza, con migliaia di lavoratori coinvolti ogni anno in incidenti più o meno gravi.
L’elevata incidenza degli infortuni non mortali rafforza la percezione di un territorio dove la prevenzione fatica a tradursi in risultati concreti, nonostante campagne di sensibilizzazione, controlli e normative sempre più stringenti.
Zona gialla, ma con il bilancio più pesante
Dal punto di vista degli indicatori statistici, Verona rientra formalmente in “zona gialla” per quanto riguarda l’indice di rischio relativo, pari a 32,2 morti per milione di occupati. Un valore inferiore a quello di altre province considerate più a rischio in termini proporzionali. Tuttavia, come sottolineato dal presidente dell’Osservatorio Vega Mauro Rossato, è il volume assoluto della “strage di lavoratori” a rendere il quadro particolarmente grave.
In altre parole, anche con un indice non da zona rossa, il numero complessivo di vittime rende Verona la provincia più colpita del Veneto, trasformandola nel simbolo di un’emergenza che non può essere ridotta a semplici percentuali.
Il quadro regionale: Veneto sopra la media nazionale
La situazione veronese si inserisce in un contesto regionale già critico. Nel 2025 il Veneto ha registrato 111 morti sul lavoro, ben 32 in più rispetto al 2024, collocandosi al secondo posto a livello nazionale per numero di decessi totali. Ancora più preoccupante è il dato relativo al rischio medio di infortunio mortale, salito a 34,1, superando la media nazionale ferma a 33,3.
Particolarmente significativo è l’aumento dei decessi avvenuti in occasione di lavoro, cresciuti del 40,7% rispetto all’anno precedente. Un incremento che segnala una tendenza strutturale, non legata a episodi isolati, ma a dinamiche profonde del sistema produttivo e organizzativo.
Un’emergenza che richiede risposte strutturali
I numeri del 2025 confermano che la sicurezza sul lavoro resta una delle principali emergenze sociali ed economiche del territorio. Verona, pur essendo uno dei motori produttivi del Veneto, paga un prezzo altissimo in termini di vite umane. Il dato delle 24 vittime rappresenta un campanello d’allarme che impone interventi mirati, dalla prevenzione alla formazione, fino al rafforzamento dei controlli e della cultura della sicurezza.
La sfida per il futuro sarà trasformare queste statistiche in azioni concrete e coordinate, capaci di ridurre drasticamente il numero di infortuni e di morti, restituendo centralità alla tutela della vita nei luoghi di lavoro.