In Veneto cresce la percezione di insicurezza nelle città

Un sondaggio Demopolis-Citynews fotografa un clima di crescente preoccupazione: quasi un cittadino su due non si sente al sicuro, mentre oltre la metà ritiene peggiorata la sicurezza urbana

La percezione della sicurezza urbana in Veneto mostra segnali di criticità sempre più evidenti. Secondo il sondaggio condotto dall’Istituto Demopolis per Citynews, quasi il 47% dei cittadini veneti dichiara di non sentirsi oggi sicuro nella città in cui vive, mentre solo il 53% afferma di avvertire una condizione di tranquillità. Il dato emerge da un’indagine realizzata tra il 21 e il 30 gennaio su un campione di oltre 4.000 cittadini maggiorenni, lettori delle testate del gruppo Citynews nella regione.

Sicurezza urbana in calo secondo oltre metà degli intervistati

Il dato che più colpisce riguarda l’evoluzione nel tempo del fenomeno. Il 52% degli intervistati ritiene che la sicurezza in Veneto sia diminuita negli ultimi anni, confermando una tendenza che, come spiegato dal direttore di Demopolis Pietro Vento, appare in crescita in tutta Italia. Poco meno di un cittadino su due afferma di non sentirsi tranquillo nell’area in cui vive o lavora, segnalando un disagio che va oltre singoli episodi di cronaca.

Diversa, ma non del tutto rassicurante, la percezione legata all’ambiente domestico. La sicurezza percepita della propria abitazione sale al 58%, un valore superiore rispetto a quella urbana, ma che lascia comunque scoperta una quota significativa di popolazione preoccupata anche tra le mura di casa.

Le principali paure dei cittadini veneti

Entrando nel dettaglio delle preoccupazioni, il timore più diffuso riguarda il rischio di scippi o aggressioni fuori casa, indicato dal 60% degli intervistati. Un dato che evidenzia come gli spazi pubblici siano percepiti come i luoghi più esposti a episodi di microcriminalità.

Segue la paura di furti o rapine in abitazione, segnalata dal 54%, mentre risulta più contenuta, al 37%, la percentuale di chi teme molestie o aggressioni personali. Quest’ultimo valore si colloca nettamente al di sotto della media nazionale, indicando una specificità del contesto veneto rispetto ad altre aree del Paese.

Zone rosse: giudizio critico sull’efficacia

Il sondaggio affronta anche il tema delle “zone rosse”, istituite in diverse città per rafforzare la sicurezza urbana attraverso una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Il giudizio dei cittadini appare tuttavia piuttosto critico. Solo il 33% ritiene che queste misure stiano realmente contrastando e riducendo la microcriminalità, mentre per il 42% non sono sufficienti a garantire un miglioramento concreto della situazione.

Il dato suggerisce una distanza tra le politiche di sicurezza adottate e la percezione dei cittadini, che continuano a manifestare un senso di vulnerabilità nonostante l’intensificazione dei controlli in alcune aree sensibili.

Violenza giovanile e misure di prevenzione

Particolarmente netta è la posizione degli intervistati sulle proposte emerse dopo i recenti casi di cronaca legati alla violenza giovanile. L’83% valuta positivamente il divieto di porto di coltelli o strumenti con lama affilata, esteso anche ai minori e accompagnato da pene detentive e sanzioni amministrative accessorie, come la sospensione della patente o il ritiro del passaporto.

Accanto alle misure repressive, emerge anche una forte attenzione agli strumenti educativi. Il 66% degli intervistati concorda sull’utilità di investimenti in educazione e in opportunità di crescita culturale come antidoto all’aumento degli episodi di violenza tra i giovani. Più divisiva, invece, l’ipotesi dei metal detector nelle scuole: solo il 45% li considera utili, mentre la maggioranza degli intervistati si dichiara contraria.

Un clima di incertezza diffusa

Nel complesso, il sondaggio Demopolis-Citynews restituisce l’immagine di un Veneto attraversato da un diffuso senso di insicurezza, soprattutto negli spazi urbani. La percezione di un peggioramento negli ultimi anni, unita alla richiesta di misure più efficaci e di interventi educativi strutturali, indica una domanda di sicurezza che non si limita al controllo del territorio, ma chiama in causa politiche sociali, culturali e preventive di più ampio respiro.

I dati confermano come il tema della sicurezza resti centrale nel dibattito pubblico regionale, con cittadini sempre più attenti e critici rispetto alle risposte istituzionali.

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1 mese fa

Non c’è percezione, è un dato di fatto. Schierate le forze armate, è l’unica soluzione… Abbiamo 10 mila uomini in giro per il mondo a spese dei contribuenti e l’Italia è nelle mani dei criminali extracomunitari e quant’altro!! Complimenti.. W Vannacci 💪

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