La creatività dei truffatori digitali continuava a dimostrarsi senza limiti, soprattutto quando sfruttava strumenti di uso quotidiano come WhatsApp. L’ultima variante, nota come «truffa della ballerina», ha colpito anche una figura pubblica: Luca Falamischia, ex assessore alla Sicurezza e attuale capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Legnago.
L’episodio si è verificato domenica scorsa e ha preso avvio da una dinamica ormai collaudata. Un messaggio apparentemente innocuo, ricevuto tramite WhatsApp da un contatto conosciuto, invitava a votare per una giovane ballerina impegnata in un concorso di danza. Il testo era accompagnato da una fotografia e da un link, elementi che contribuivano a rendere la richiesta credibile.
«Mi trovavo in ufficio, nonostante fosse un giorno festivo – ha raccontato Falamischia – quando ho ricevuto il messaggio da un amico. Nulla faceva pensare a un raggiro». L’account del conoscente, come emerso successivamente, era già stato clonato dai truffatori.
Il meccanismo del raggiro
Convinto di partecipare a una votazione autentica, Falamischia ha aperto WhatsApp sul computer e ha cliccato sul collegamento indicato. La pagina appariva strutturata come un normale sito di votazione online, studiato per indurre l’utente a completare l’operazione senza sospetti.
Dopo aver espresso il voto, il sistema ha richiesto l’inserimento del numero di telefono per la conferma. A quel punto, insospettito, il consigliere comunale ha deciso di non fornire il dato. Tuttavia, sullo schermo è comparso un Qr code, che sembrava necessario per convalidare la procedura. La scansione di quel codice si è rivelata l’errore decisivo: attraverso il Qr code, i truffatori sono riusciti a prendere il controllo del suo account WhatsApp.
Da quel momento, Falamischia ha perso l’accesso al proprio profilo. Lunedì mattina, dal suo numero sono partiti decine di messaggi identici indirizzati a tutti i contatti della rubrica.
La richiesta di denaro
Il testo inviato era studiato per creare urgenza e fare leva sulla fiducia personale:
«Ciao (nome), potresti prestarmi 880 euro? Devo pagare urgentemente il dentista e ho problemi con la carta. Te li restituisco stasera».
La maggior parte dei destinatari non è caduta nella trappola, riconoscendo l’anomalia del messaggio o contattando direttamente il consigliere per verificare. Alcuni hanno persino ironizzato sull’accaduto sui social, dove Falamischia ha pubblicato un post di avvertimento per mettere in guardia tutti.
Nonostante ciò, almeno una persona è stata truffata. Un contatto residente all’estero ha creduto alla richiesta e ha effettuato un bonifico istantaneo di circa mille euro sull’Iban indicato dai criminali. Un danno economico che evidenzia quanto questo tipo di raggiro possa essere efficace, anche quando riguarda persone informate e attente.
Le difficoltà nelle indagini
Il capogruppo leghista ha segnalato immediatamente l’accaduto alla polizia locale e ha avviato le procedure con WhatsApp per il recupero dell’account. Tuttavia, individuare i responsabili appare complesso. In alcuni casi, a chi chiedeva chiarimenti venivano forniti Iban intestati a nominativi diversi, verosimilmente prestanome, una tecnica frequente nelle frodi online.
L’allerta della polizia postale
La polizia postale da tempo mette in guardia contro questo genere di truffe. Sul proprio sito ufficiale spiega che, una volta ottenuto l’accesso all’account, i criminali contattano amici e familiari della vittima simulando emergenze economiche. Il titolare del profilo, nel frattempo, non riesce ad accedere e non può avvisare i propri contatti del pericolo.
Le raccomandazioni sono chiare: non cliccare su link sospetti, non scansionare Qr code ricevuti via chat e verificare sempre direttamente con la persona che chiede denaro. In caso di dubbi o tentativi di truffa, è fondamentale rivolgersi ai canali ufficiali della Polizia Postale.
Un episodio che dimostra come nessuno sia immune dalle truffe digitali, e come la prevenzione e l’informazione restino le armi più efficaci per difendersi.