Il Veronese sarà il primo territorio del Veneto ad avviare la vaccinazione preventiva contro l’influenza aviaria negli allevamenti avicoli. La misura entrerà in vigore in primavera, nell’ambito del nuovo Piano nazionale di contrasto all’influenza aviaria, segnando un cambio di passo storico nella gestione di una emergenza che si protrae da oltre venticinque anni.
La novità è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa svoltasi nei giorni scorsi in Provincia a Padova, dedicata alle nuove strategie nazionali di prevenzione. Il Piano introduce un modello radicalmente diverso rispetto al passato, superando l’approccio basato esclusivamente su abbattimenti e ristori ex post, per puntare su biosicurezza, prevenzione e vaccinazione nelle aree considerate a maggior rischio.
Verona al centro della sperimentazione
La scelta di partire dal Veronese non è casuale. Sul territorio provinciale si concentra circa la metà dell’intero settore avicolo veneto, con una densità di allevamenti particolarmente elevata, soprattutto a sud dell’autostrada Milano-Venezia. Proprio in quest’area, negli ultimi mesi, si sono continuati a registrare focolai di contagio.
Nell’epizoozia attualmente in corso, in meno di quattro mesi sono stati individuati casi in almeno dieci allevamenti, alcuni di grandi e grandissime dimensioni. Una situazione che rende il territorio veronese particolarmente esposto e, allo stesso tempo, strategico per l’avvio delle nuove misure di prevenzione.
Va inoltre ricordato che Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna rientrano integralmente tra le zone italiane ufficialmente considerate a maggior rischio, in quanto interessate dalle principali rotte migratorie degli uccelli selvatici, vettori naturali del virus.
Una svolta nella gestione delle epidemie
«Le epidemie di influenza aviaria non sono più eventi rari, ma si ripetono ormai annualmente», sottolinea Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria. «Il loro controllo, basato sugli abbattimenti di milioni di capi e sui successivi risarcimenti, non è più sostenibile, né dal punto di vista etico-ambientale né da quello economico».
Secondo Ricci, il nuovo Piano impone l’adozione di misure più moderne e sostenibili, capaci di tutelare non solo la salute animale, ma anche quella pubblica. «Con la vaccinazione di galline ovaiole e tacchini da carne adottiamo un approccio completamente nuovo, che finora è stato attuato solo in Francia», precisa la direttrice.
Due direttrici di intervento
Le linee di azione elaborate congiuntamente dai ministeri dell’Agricoltura e della Salute, insieme alle Regioni, si muovono lungo due direttrici principali.
La prima riguarda l’introduzione della vaccinazione preventiva, con l’obiettivo di ridurre drasticamente la circolazione del virus H5N1 negli allevamenti.
La seconda prevede il rafforzamento delle misure di biosicurezza, per proteggere le aziende avicole dal contatto con la fauna selvatica e limitare l’ingresso del virus nelle strutture produttive.
Un aspetto centrale del Piano riguarda il sostegno economico agli allevatori. Sono infatti previsti aiuti per le aziende che dovranno sospendere temporaneamente l’attività nei periodi più a rischio e per quelle situate nelle aree più vulnerabili, così da rendere sostenibile l’adozione delle nuove misure.
Benefici anche per la salute umana
Tra gli effetti positivi attesi, viene evidenziato anche l’impatto sulla salute pubblica. «La vaccinazione è protettiva anche per la salute umana, soprattutto per le categorie professionali più esposte al rischio di infezione, come veterinari e allevatori», rimarca Ricci, richiamando l’importanza di un approccio integrato One Health.
A confermare l’urgenza del Piano è anche Vincenzo Gottardo, consigliere delegato all’Agricoltura della Provincia di Padova: «I dati Efsa segnalano un aumento dei casi tra gli uccelli selvatici in Europa. Solo nell’ultimo trimestre del 2025 si sono registrati oltre 2.500 contagi». Numeri che rendono evidente la necessità di interventi strutturali e non più emergenziali.
Con l’avvio della vaccinazione in primavera, Verona si prepara a diventare un laboratorio nazionale di prevenzione, aprendo una nuova fase nella lotta all’influenza aviaria e nella tutela di uno dei comparti agricoli più rilevanti del Nord Italia.