Un misterioso e inquietante episodio ha scosso il quartiere di Borgo Trento a Verona, dove nella mattinata di domenica è stata rinvenuta una zampa di cinghiale, poggiata sopra il cassonetto dell’umido situato in viale Nino Bixio. Il pezzo, ben visibile e ancora fresco, è apparso nettamente tranciato, probabilmente con un machete o un’arma da taglio di grandi dimensioni.
La scena ha attirato l’attenzione dei passanti, che hanno prontamente segnalato il ritrovamento alle autorità. Il gesto ha destato forte indignazione e preoccupazione tra i residenti, alimentando dubbi su un possibile smaltimento illecito di resti animali.
Si indaga sull’origine del resto animale: sospetti su un cacciatore locale
Secondo le prime ipotesi, la zampa potrebbe far parte del “bottino” di un cacciatore della zona, che avrebbe deciso di liberarsi dei resti indesiderati abbandonandoli in modo improprio. Un comportamento che, se confermato, costituirebbe una violazione delle norme vigenti sullo smaltimento delle carcasse animali.
Nell’area veronese, infatti, la gestione dei resti di cinghiale è regolamentata da precise disposizioni: gli esemplari abbattuti durante l’attività venatoria devono essere conferiti a centri autorizzati, come quelli situati a Brenzone o a Cavalo di Fumane. L’abbandono sul territorio, o peggio ancora nei rifiuti urbani, è severamente vietato e sanzionabile.
Lo smaltimento delle carcasse è regolato da rigide norme
La normativa in materia di igiene pubblica e sicurezza alimentare impone che la carcassa di un cinghiale venga analizzata e trattata da enti autorizzati, anche per escludere eventuali rischi sanitari, come la presenza di trichinella o altre zoonosi.
In caso di ritrovamenti anomali, come quello di Borgo Trento, la segnalazione deve essere indirizzata alle autorità competenti, affinché intervengano con ditte specializzate o i servizi veterinari dell’ASL.
Indagini in corso per identificare il responsabile
Al momento, non si conosce l’identità di chi ha abbandonato la zampa, ma le autorità stanno valutando eventuali immagini di videosorveglianza presenti in zona e raccogliendo testimonianze per fare luce sull’accaduto.
Il gesto, oltre a violare le norme ambientali, ha creato un forte senso di disagio nella comunità, sollevando interrogativi su come vengano gestiti i resti della fauna selvatica cacciata e sull’effettivo rispetto delle regole da parte degli appassionati di attività venatoria.