Omicidio Tessari, pena ridotta in appello per Vania Bonvicini

La Corte d’Assise d’Appello di Venezia riconosce la provocazione e riduce la condanna a 18 anni

La Corte d’Assise d’Appello di Venezia ha pronunciato, nella giornata del 20 gennaio, la propria sentenza sul caso dell’omicidio avvenuto a San Bonifacio nel giugno 2023, riducendo la pena inflitta a Vania Bonvicini. La donna, oggi cinquantenne, era stata condannata in primo grado a 21 anni di reclusione per l’uccisione del cugino ed ex compagno Maurizio Tessari. In appello, la condanna è stata rideterminata in 18 anni di carcere.

Come riportato dall’Ansa, i giudici hanno accolto la richiesta avanzata dalla Procura generale, riconoscendo la prevalenza dell’attenuante della provocazione rispetto all’aggravante legata al rapporto affettivo che aveva unito la vittima e l’imputata. Una decisione che tiene conto del contesto personale e relazionale in cui si è sviluppata la vicenda.

L’omicidio si inserisce infatti in un quadro descritto in aula come profondamente segnato da violenza domestica e disagio psicologico. La convivenza tra i due cugini, iniziata nel 2022, sarebbe stata caratterizzata da dinamiche di controllo, sopraffazione e reiterati comportamenti violenti da parte dell’uomo. Secondo quanto emerso nel corso del processo, Vania Bonvicini viveva in una condizione di forte dipendenza emotiva, con livelli di autostima molto bassi, elementi che avrebbero inciso sulla sua capacità di sottrarsi alla relazione.

Un passaggio ritenuto particolarmente rilevante dai giudici riguarda quanto accaduto il giorno precedente al delitto, avvenuto il 20 giugno 2023. In quella occasione, la donna si era presentata presso i carabinieri per sporgere denuncia contro Maurizio Tessari, accusandolo di maltrattamenti e violenza sessuale. Nella denuncia, aveva espresso con chiarezza la volontà di tenere l’uomo lontano da sé e dalla propria famiglia, manifestando un forte stato di paura.

Il giorno successivo, l’ennesima lite tra i due all’interno dell’abitazione di Tessari è degenerata. Durante lo scontro, la donna ha colpito il cugino con un coltello, causandone la morte. Nel corso del processo di appello, l’imputata ha reso dichiarazioni spontanee, ripercorrendo i momenti che hanno preceduto l’accoltellamento e descrivendo un clima di terrore crescente.

Assistita dall’avvocata Sabrina Felicioni, Bonvicini ha ribadito più volte l’assenza di premeditazione, affermando di aver agito in uno stato di paura e forte stress emotivo. «Avevo paura di lui e paura per la mia famiglia», ha dichiarato in aula, sottolineando come la sua intenzione non fosse quella di uccidere. «Mi viene contestato l’omicidio volontario, ma non era mia intenzione», ha aggiunto, manifestando il proprio rammarico per quanto accaduto.

Nel suo intervento finale, la donna ha espresso rimorso e dolore, rivolgendo un pensiero ai familiari della vittima. «Chiedo scusa alla famiglia di Maurizio e soprattutto a suo figlio», ha detto, parole che hanno segnato uno dei momenti più intensi del processo di secondo grado.

Nonostante la riduzione della pena detentiva, la Corte d’Assise d’Appello ha confermato integralmente le provvisionali stabilite in primo grado. I risarcimenti previsti ammontano a 150mila euro per il figlio della vittima, 140mila euro per la madre di Tessari, oltre a somme minori destinate all’ex moglie e alla sorella.

Sul piano procedurale, la difesa sta ora valutando un possibile ricorso in Cassazione, mentre Vania Bonvicini resta detenuta. La donna si trova in carcere da quasi tre anni, periodo che continuerà a essere scomputato dalla pena definitiva.

Il caso Tessari continua a suscitare attenzione per la sua complessità, ponendo nuovamente al centro del dibattito giudiziario e sociale il tema della violenza domestica, della provocazione e della responsabilità penale in contesti di relazioni affettive segnate da abusi prolungati.

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