Nuovo accesso alla Casa di Giulietta, scontro politico a Verona

La delibera della giunta Tommasi cambia ingressi e biglietti, ma il centrodestra protesta contro l’accordo con i privati

La Casa e il Cortile di Giulietta, simbolo universale di Verona e tra i luoghi più visitati della città, sono al centro di un acceso confronto politico. L’amministrazione guidata dal sindaco Damiano Tommasi ha approvato una delibera che introduce un nuovo sistema di accesso e fruizione del sito, con l’obiettivo dichiarato di risolvere in modo strutturale i problemi di congestione che da anni interessano l’area di via Cappello.

Il provvedimento prevede lo spostamento dell’ingresso principale al Teatro Nuovo, in Piazzetta Navona, da cui partirà un percorso museale integrato che includerà Casa e Cortile di Giulietta. La visita completa avrà un costo di 12 euro, una scelta che, secondo il Comune, consentirà una gestione più ordinata dei flussi turistici, maggiore sicurezza e una valorizzazione culturale più ampia del complesso.

Se da un lato la giunta rivendica una soluzione definitiva a un problema storico, dall’altro la decisione ha provocato una dura reazione del centrodestra veronese. Nella giornata di ieri, 20 gennaio, i consiglieri di minoranza si sono riuniti davanti al Teatro Nuovo per manifestare pubblicamente la loro contrarietà all’accordo.

Secondo l’opposizione, l’intesa approvata dall’amministrazione sarebbe eccessivamente favorevole ai soggetti privati coinvolti nella gestione. I consiglieri contestano in particolare la durata della concessione, fissata in 12 anni, e la ripartizione degli utili, che garantirebbe ai privati il 45% dei profitti. A questo si aggiungerebbe, sempre secondo i critici, un costo fisso a carico del Comune pari a 995mila euro annui più Iva, risorse che, a loro avviso, potrebbero essere destinate ad altri investimenti culturali pubblici.

Un altro punto fortemente criticato riguarda l’abbandono del precedente sistema di prenotazione online, ritenuto dall’opposizione uno strumento efficace e meno oneroso. I consiglieri di centrodestra hanno inoltre accusato la giunta di aver chiuso l’accordo con eccessiva rapidità, sostenendo che una simile intesa sarebbe stata evitata in passato proprio per senso di responsabilità amministrativa.

Alle accuse hanno risposto le assessore Marta Ugolini e Stefania Zivelonghi, che hanno difeso la scelta dell’amministrazione cercando di ricondurre il dibattito su un piano giuridico e amministrativo. In particolare, è stato chiarito che l’ipotesi dei tornelli nel Cortile di Giulietta, spesso indicata dall’opposizione come alternativa, non era mai stata realmente praticabile.

Il cortile, infatti, è una comproprietà indivisa con soggetti privati, che in passato si sono opposti formalmente a soluzioni di questo tipo, ottenendo anche provvedimenti di sospensione dal Tar. A ciò si aggiunge il parere negativo della Soprintendenza, secondo cui l’installazione dei tornelli avrebbe rappresentato un ostacolo fisico incompatibile con le vie di fuga del Teatro Nuovo, creando problemi di sicurezza.

Sul piano economico, l’amministrazione ha precisato che i 995mila euro annui non costituiscono un contributo a fondo perduto, ma un corrispettivo per una serie di servizi previsti dall’accordo. Tra questi rientrano la gestione del personale, le manutenzioni, gli allestimenti museali e la messa a norma degli spazi, interventi che il Comune non dovrebbe più sostenere direttamente.

Le assessore hanno inoltre sottolineato che la quota del 45% degli utili destinata ai privati scatterà solo dopo la copertura integrale dei costi di gestione, ridimensionando quindi l’idea di un vantaggio economico immediato. Secondo la giunta, l’obiettivo principale dell’operazione non è il profitto, ma la tutela del patrimonio culturale e la regolazione dei flussi turistici, in un’area che da anni soffre di sovraffollamento.

Il confronto resta aperto e il caso Casa di Giulietta si conferma uno dei temi più divisivi del dibattito politico cittadino. Da una parte la volontà di innovare la gestione di un sito iconico, dall’altra il timore che l’intervento possa tradursi in un precedente rischioso sul rapporto tra pubblico e privato nella valorizzazione dei beni culturali.

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