La crisi dell’agricoltura europea approda nel cuore delle istituzioni comunitarie. Cia Agricoltori Italiani Verona ha annunciato la propria presenza a Strasburgo con una delegazione che, martedì 20 gennaio, manifesterà davanti alla sede del Parlamento europeo per ribadire un messaggio netto: nessun accordo commerciale può sacrificare il Made in Italy e la sicurezza alimentare. Al centro della mobilitazione c’è il contestato accordo di libero scambio tra Unione Europea e Paesi del Mercosur.
Agricoltura sotto pressione e mobilitazione europea
Secondo Cia Verona, l’intesa con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay rischia di accentuare una crisi già profonda per il comparto agricolo continentale. L’apertura dei mercati, senza adeguate tutele, viene considerata una minaccia diretta alla competitività delle aziende europee, chiamate a rispettare regole stringenti in materia di ambiente, sicurezza alimentare e benessere animale.
La protesta veronese si inserisce in una mobilitazione più ampia, che vede l’organizzazione agricola italiana affiancata dal Copa-Cogeca, principale organismo di rappresentanza degli agricoltori e delle cooperative agricole europee. L’obiettivo comune è portare all’attenzione delle istituzioni comunitarie le criticità di un accordo ritenuto sbilanciato.
Il nodo della reciprocità nelle regole
Il punto centrale della contestazione riguarda la mancanza di parità normativa. Secondo Cia, il trattato non garantisce che i prodotti importati dai Paesi sudamericani rispettino gli stessi standard sanitari, ambientali e produttivi imposti agli agricoltori europei. Una disparità che, secondo l’associazione, genera concorrenza sleale e penalizza chi opera nel rispetto delle regole comunitarie.
«Chiediamo con forza l’applicazione del principio di reciprocità», ha sottolineato Andrea Lavagnoli, presidente di Cia Verona, ribadendo che le stesse condizioni devono valere per tutti, senza eccezioni legate alla provenienza delle merci. Per l’organizzazione agricola, la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente non può diventare oggetto di compromessi commerciali.
Salvaguardie giudicate insufficienti
Tra gli aspetti più criticati figura anche la revisione delle clausole di salvaguardia previste dall’accordo. La riduzione della soglia di intervento dall’8% al 5% viene definita da Cia Verona come un passo insufficiente e parziale, incapace di offrire una reale protezione al mercato agricolo europeo.
Gli agricoltori chiedono invece strumenti di intervento rapido, in grado di bloccare tempestivamente l’ingresso di prodotti che possano danneggiare le filiere locali. A questo si aggiunge la richiesta di controlli rigorosi e costanti su ogni merce importata dal Sud America, per garantire il rispetto effettivo delle norme.
Made in Italy e tutela dei consumatori
La mobilitazione non riguarda esclusivamente il reddito degli agricoltori. Secondo Cia Verona, la posta in gioco coinvolge direttamente anche i consumatori europei, che hanno diritto a informazioni chiare e a prodotti sicuri, tracciabili e di qualità. La difesa del Made in Italy agroalimentare viene quindi presentata come una battaglia di interesse collettivo.
Le aziende agricole, già messe alla prova dall’aumento dei costi di produzione, dai cambiamenti climatici e dalle incertezze legate alla nuova Politica Agricola Comune, temono che l’accordo Mercosur possa aggravare ulteriormente una situazione economica fragile.
Strasburgo come simbolo di confronto
La scelta di Strasburgo non è casuale. Portare la protesta davanti al Parlamento europeo significa chiedere un confronto diretto con chi è chiamato a valutare e ratificare l’accordo. Cia Verona punta a rendere visibile la voce della terra, chiedendo che le decisioni commerciali tengano conto dell’impatto reale sulle comunità rurali e sull’intero sistema agroalimentare.
In un contesto di globalizzazione crescente, l’associazione ribadisce che il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi, ma deve rimanere legato a valori di qualità, sicurezza e sostenibilità.