Stragi sul lavoro a Verona, 23 morti nel 2025 e record negativo in Veneto

I dati dell’Osservatorio Vega di Mestre fotografano un’emergenza: la provincia scaligera guida la regione per vittime e infortuni denunciati

La sicurezza sul lavoro continua a rappresentare una delle principali criticità del territorio veneto e Verona emerge come la provincia più colpita, conquistando un primato che desta forte preoccupazione. I numeri aggiornati a novembre 2025 dall’Osservatorio Vega di Mestre delineano un quadro allarmante: 23 lavoratori hanno perso la vita in provincia di Verona nei primi undici mesi dell’anno, il dato più alto registrato in tutta la regione.

Nel complesso, il Veneto ha contato 104 morti sul lavoro da gennaio a novembre 2025, segnando un incremento netto rispetto all’anno precedente, quando i decessi erano stati 72. L’aumento di 32 vittime in dodici mesi evidenzia una tendenza negativa, che pone la regione in una situazione di costante emergenza, nonostante la classificazione complessiva in “zona arancione” per rischio di mortalità.

All’interno di questo scenario, la provincia di Verona si distingue in negativo, risultando il territorio con il maggior numero assoluto di vittime. Un dato che assume ancora più peso se rapportato al contesto regionale: nessun’altra provincia veneta ha registrato un numero così elevato di decessi sul lavoro nello stesso arco temporale. Il triste primato scaligero conferma una criticità strutturale, che riguarda diversi settori produttivi e modalità di impiego.

Oltre al numero di vittime, Verona guida anche un’altra classifica poco rassicurante. Le denunce di infortunio sul lavoro hanno raggiunto quota 13.327, il valore più alto del Veneto, superando realtà produttive importanti come Padova e Vicenza. Questo dato rafforza l’idea di una provincia caratterizzata da un’elevata esposizione al rischio, sia in termini di incidenti complessivi sia per quanto riguarda gli esiti più gravi.

Dal punto di vista statistico, l’indice di incidenza, che mette in relazione il numero di decessi con quello degli occupati, colloca Verona in “zona gialla”. Tuttavia, il numero assoluto di morti racconta una realtà ben più dura, fatta di tragedie quotidiane che continuano a colpire lavoratori e famiglie. La discrepanza tra indice e dato reale evidenzia come la sola lettura percentuale non riesca a restituire appieno la gravità della situazione.

Analizzando il profilo delle vittime a livello regionale, emerge un elemento particolarmente significativo: oltre il 40% dei lavoratori deceduti non è di origine italiana. Su 104 morti complessivi, ben 43 erano stranieri, un dato che solleva interrogativi sulle condizioni di lavoro, sulla formazione in materia di sicurezza e sulla tutela delle fasce più vulnerabili del mercato occupazionale.

Per quanto riguarda i comparti produttivi, la manifattura si conferma il settore più a rischio, con oltre 12 mila denunce di infortunio in Veneto. Seguono l’edilizia e il commercio, ambiti storicamente esposti a incidenti e criticità legate alla prevenzione. La concentrazione di attività industriali e cantieri rende territori come Verona particolarmente sensibili al tema della sicurezza.

A commentare il quadro è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega di Mestre, che definisce i dati “a dir poco drammatici”. Secondo Rossato, l’aspetto più preoccupante riguarda l’aumento dei decessi avvenuti “in occasione di lavoro”, una categoria che evidenzia le carenze più gravi nei sistemi di prevenzione e controllo. Questi numeri, sottolinea, rappresentano la fotografia più realistica dell’emergenza in corso in Veneto.

Verona, con 23 vite spezzate in meno di un anno, diventa così il simbolo di una crisi che richiede interventi immediati, sia sul piano della vigilanza sia su quello della formazione e della cultura della sicurezza. I dati non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche e pongono la provincia scaligera al centro di un dibattito sempre più urgente sul diritto a lavorare in condizioni sicure.

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