Franco Ramponi è stato trasferito nel carcere di Vicenza, a quasi tre mesi dai drammatici fatti di Castel d’Azzano, dove hanno perso la vita tre carabinieri. Il provvedimento è stato disposto nei giorni scorsi per evitare qualsiasi contatto tra lui e il fratello Dino, anch’egli coinvolto nella vicenda e ancora detenuto nel carcere di Montorio.
La misura ha un chiaro obiettivo: impedire che i due fratelli possano concordare una versione comune dei fatti, influenzando in modo potenzialmente dannoso l’andamento dell’indagine e delle future fasi processuali. La separazione fisica viene quindi ritenuta necessaria per garantire l’autonomia delle dichiarazioni e la trasparenza investigativa.
Nuova strategia difensiva e cambio di legali per i fratelli Ramponi
Nel frattempo, entrambi gli imputati hanno cambiato nuovamente i propri avvocati difensori, segno di una strategia difensiva ancora in fase di definizione. In particolare, Franco Ramponi si dichiara vittima di un’ingiustizia e sostiene di voler chiarire la propria posizione.
A rappresentarlo ora sono l’avvocato Luciano Arcudi e l’avvocata Laura Luttazza Guerrini, che sabato avranno un nuovo colloquio con lui nel carcere di Vicenza, dove stanno pianificando i prossimi passi legali. Il cambio del team difensivo fa seguito a diverse modifiche già avvenute nelle settimane precedenti, a testimonianza di una fase processuale ancora instabile e delicata.
La strage di Castel d’Azzano resta al centro dell’attenzione giudiziaria
L’inchiesta sulla strage di Castel d’Azzano, avvenuta circa tre mesi fa, continua a tenere alta l’attenzione pubblica e giudiziaria. La morte di tre militari dell’Arma dei Carabinieri, uccisi in circostanze ancora da chiarire completamente, ha scosso profondamente la comunità locale e nazionale.
Le indagini proseguono per accertare le responsabilità individuali dei fratelli Ramponi, con gli inquirenti impegnati a raccogliere ogni elemento utile alla ricostruzione dei fatti. La decisione di separare i due imputati in istituti penitenziari diversi rientra in una più ampia strategia di protezione del procedimento da eventuali contaminazioni o accordi extragiudiziari.