Ieri mattina, nel Cortile del Mercato Vecchio di Verona, si è svolto un flashmob di solidarietà a sostegno del popolo iraniano, giunto alla seconda settimana di proteste contro il regime khomeinista. La manifestazione ha avuto un forte valore simbolico: un gesto pacifico ma deciso per rompere il silenzio sulle repressioni in corso in Iran, che hanno già provocato almeno 16 morti, secondo fonti internazionali.
Promossa dal Partito Liberal Democratico e dall’Associazione Italia-Israele Scaligera Estense, l’iniziativa ha ottenuto ampia adesione da parte di associazioni e movimenti politici, fatta eccezione per Fratelli d’Italia e Partito Democratico, che non hanno partecipato.
Un messaggio chiaro contro ogni forma di dittatura
“I diritti fondamentali non sono negoziabili” è stato uno dei messaggi chiave pronunciati dai manifestanti. Il flashmob ha voluto ribadire con forza che la libertà, la giustizia, la laicità e i diritti civili sono valori universali, che non possono essere relativizzati per interessi politici, economici o religiosi.
La mobilitazione del popolo iraniano, portata avanti con coraggio e determinazione, è stata definita una richiesta legittima di democrazia e dignità, che merita il sostegno della comunità internazionale. Il flashmob, con la sua natura pubblica e non violenta, ha trasformato per un momento Verona in uno spazio di testimonianza civile, unendo voci diverse in nome dei diritti umani senza confini.
Presente anche il sindaco Damiano Tommasi
A dare ulteriore peso all’iniziativa è stata la presenza del sindaco di Verona, Damiano Tommasi, che ha partecipato al flashmob in segno di solidarietà con la causa del popolo iraniano. La sua adesione ha sottolineato l’importanza di un impegno istituzionale, accanto a quello civico, per denunciare le violazioni dei diritti umani in ogni parte del mondo.
L’evento ha inoltre evidenziato come la società civile veronese sia sensibile e attenta ai temi della libertà internazionale, nonostante le divisioni politiche. In un contesto globale in cui le dittature cercano di silenziare ogni dissenso, anche una manifestazione simbolica può diventare strumento di resistenza e denuncia.