Transizione energetica: imprese veronesi sempre più pronte al cambiamento

Dal fotovoltaico ai progetti condivisi, le aziende puntano su innovazione e sostenibilità per affrontare le sfide del futuro

Sede Confindustria Verona

La transizione energetica non è più un’opzione ma una priorità concreta per le imprese di Verona. A dirlo è l’indagine condotta dal Centro Studi di Confindustria Verona nel settembre 2025, che mostra una crescente consapevolezza del tessuto produttivo nei confronti dell’urgenza climatica e della necessità di evolvere verso un sistema più sostenibile.

Secondo i dati, l’80% delle imprese considera le energie rinnovabili determinanti per la competitività e la tenuta futura del proprio business. Un approccio che non si limita alla teoria: il 45% ha già avviato investimenti concreti in fonti alternative, mentre il 28% prevede di farlo nel medio-lungo termine.

Il fotovoltaico guida la trasformazione energetica

Il fotovoltaico si conferma la tecnologia più diffusa e apprezzata: il 72% delle imprese ne fa già uso, mentre tra quelle che non l’hanno ancora adottato, oltre il 60% lo considera come prossimo investimento. Solare e idroelettrico seguono tra le opzioni più valutate, mentre l’interesse verso eolico, geotermia e idrogeno è in crescita, anche se meno strutturato. Il nucleare, invece, raccoglie reazioni più prudenti, con giudizi prevalentemente neutri.

Processi produttivi, prodotti e logistica: dove incide di più la transizione

Per quasi la metà delle imprese, l’impatto della transizione si farà sentire principalmente sui processi produttivi. Seguono a distanza prodotti, servizi e logistica. Si tratta di un cambiamento strutturale, che richiede investimenti, competenze e capacità di adattamento.

Accanto all’entusiasmo, però, le aziende non sottovalutano le complessità: il 30% considera la transizione una sfida complessa, legata a obblighi normativi e standard ambientali stringenti, ma comunque inevitabile. Un altro 30% la vive come una leva per ridurre i costi e migliorare i margini, mentre il 23% la considera uno strumento per rafforzare immagine e reputazione.

Termomeccanica e reti innovative: un fronte comune per il futuro

La filiera termomeccanica emerge come attore centrale in questa trasformazione. Lo ha ribadito Emanuela Lucchini, presidente della Rete Innovativa Veneto Clima ed Energia, nel primo tavolo di confronto promosso con Confindustria Verona:
“Il nuovo paradigma energetico europeo ridisegnerà completamente lo scenario competitivo. La termomeccanica può e deve giocare un ruolo di primo piano” ha dichiarato.

Secondo Lucchini, è necessario costruire un fronte comune tra imprese della filiera, capace di portare a Bruxelles proposte realistiche, competenti e credibili. Le Reti Innovative Regionali, nate per connettere imprese e università, rappresentano un’infrastruttura fondamentale per accelerare l’innovazione e dare voce al settore nelle sedi decisionali.

Un percorso condiviso verso l’innovazione sostenibile

Durante l’incontro, è stato ribadito che nessuna impresa può affrontare da sola le sfide della transizione. Solo attraverso collaborazione, progettualità comune e condivisione di competenze sarà possibile ottenere risultati duraturi.

In questo senso, la Rete Veneto Clima ed Energia ha già attivato 4 progetti dal valore complessivo di 16 milioni di euro, coinvolgendo 35 partner tra aziende e organismi di ricerca. Il percorso proseguirà nel 2026 con un bando regionale a sostegno dei progetti di R&S promossi dalle Reti Innovative, per mettere a terra innovazioni sostenibili in ambito energetico ed efficientamento.

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