Attimi di terrore in Val d’Adige, dove un gruppo di giovani ciclisti è stato bersaglio di colpi di arma da fuoco esplosi da un’auto in corsa. È accaduto sabato 20 dicembre, durante una sessione di allenamento su strada della Sc Padovani Polo Cherry Bank. Fortunatamente, nessuno dei ragazzi è rimasto ferito, ma lo spavento è stato forte, sia per gli atleti che per lo staff tecnico al seguito.
Secondo la ricostruzione fornita dalla società sportiva, l’episodio si è verificato lungo la Strada Statale 12, nei pressi di Dolcè. Il gruppo era diviso in due file da sette ciclisti ciascuna, sotto la supervisione dei direttori sportivi Dimitri Konychev, Matteo Paiola, Franco Lampugnani e Biagio Conte. Una delle ammiraglie aveva temporaneamente superato il gruppo per raggiungere il punto di ritorno, quando un’auto scura si è affiancata agli atleti. Dal finestrino abbassato sarebbero partiti due colpi di pistola, indirizzati contro i ragazzi. L’auto si è poi allontanata rapidamente, senza lasciare tracce.
I ciclisti, colti di sorpresa, si sono istintivamente abbassati per proteggersi. Tornati al quartier generale del training camp, ospitato al Veronello Resort, la squadra ha documentato l’accaduto attraverso testimonianze e immagini, in vista della denuncia alle autorità competenti. La vicenda, che poteva trasformarsi in tragedia, ha immediatamente sollevato interrogativi sulla sicurezza dei ciclisti sulle strade.
La denuncia della società: “Serve più rispetto per chi pedala”
Il presidente della Sc Padovani, Galdino Peruzzo, ha commentato con fermezza l’accaduto: «Siamo sollevati che tutti i ragazzi stiano bene, ma quanto successo è gravissimo. La strada è la loro palestra e facciamo tutto il possibile per proteggerli, ma di fronte a gesti simili non possiamo nulla», ha dichiarato, sottolineando come questo non sia il primo episodio. Peruzzo ha infatti ricordato l’investimento subito da Marco Palomba lo scorso settembre, e ha ribadito l’urgenza di una maggiore sensibilizzazione tra gli automobilisti.
Anche il direttore sportivo Konychev ha espresso preoccupazione, ribadendo l’accuratezza nella scelta dei percorsi, studiati per evitare strade trafficate e pericolose. «Ogni giorno evitiamo arterie principali e orari di punta. Quel tratto in Val d’Adige è largo e poco trafficato, ideale per allenarsi», ha spiegato. Inoltre, ha sottolineato come tutti gli atleti indossassero abbigliamento ad alta visibilità e luci regolamentari, e fossero costantemente seguiti dalle ammiraglie del team.
Un gesto folle che riaccende il tema della sicurezza stradale
L’aggressione a colpi d’arma da fuoco rappresenta un atto isolato, ma estremamente pericoloso, che riapre il dibattito sulla tutela dei ciclisti sulle strade italiane. La Sc Padovani ha dichiarato di voler proseguire con la denuncia formale, chiedendo un intervento più incisivo da parte delle istituzioni e maggiori controlli per prevenire simili atti di violenza.
La zona del Lago di Garda e la Val d’Adige sono note per essere frequentate da numerosi team ciclistici, italiani e stranieri, che scelgono queste strade per la preparazione invernale. Tuttavia, la mancanza di una cultura diffusa del rispetto reciproco tra automobilisti e ciclisti continua a rappresentare un problema. «Ogni tanto con l’ammiraglia lasciamo spazio per il sorpasso, ma serve più rispetto», ha concluso Konychev.