Influenza, boom di contagi a Verona: oltre 11mila casi e picco atteso a gennaio

Colpiti soprattutto i bambini sotto i 4 anni. Nuovo ceppo virale K più aggressivo e contagioso: gli esperti invitano alla vaccinazione prima del rientro a scuola

Febbre

La stagione influenzale 2025 ha registrato un inizio anticipato e aggressivo, con oltre 4 milioni di italiani già colpiti, 11mila solo a Verona. Secondo i dati del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, il virus dominante quest’anno è il ceppo A/H3N2, che ha subito una mutazione — denominata K — capace di aumentare la contagiosità e prolungare la durata dell’epidemia. A destare particolare preoccupazione è l’incidenza altissima tra i bambini sotto i quattro anni, con valori triplicati rispetto alla media nazionale.

Un’ondata influenzale più rapida e intensa

Sebbene il periodo più critico dell’anno per i contagi sia storicamente gennaio, il virus ha iniziato a circolare con forza già da novembre. Nella sola ultima settimana, si stima che circa 700mila persone abbiano contratto l’influenza, portando il totale dei casi a 4 milioni (con un’incidenza media di 12,4 per 1.000 abitanti). In provincia di Verona, le stime indicano almeno 11mila cittadini già a letto, un dato significativamente superiore rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti.

Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità confermano che la curva dei contagi è ancora in fase ascendente. Il picco è atteso tra Capodanno e la fine di gennaio, e i numeri potrebbero aumentare sensibilmente con la riapertura delle scuole dopo le festività natalizie.

I sintomi e la nuova mutazione del virus

I sintomi dell’influenza 2025 non si discostano da quelli classici: febbre alta improvvisa, tosse secca, mal di gola, cefalea intensa, dolori muscolari e articolari. Tuttavia, la mutazione K del virus A/H3N2, osservata per la prima volta nell’emisfero sud, ha mostrato una maggiore capacità di diffusione e una resistenza agli anticorpi già sviluppati dalla popolazione, rendendo più vulnerabili soprattutto i bambini e coloro che non si sono vaccinati.

In Australia e Nuova Zelanda, la mutazione K ha prolungato l’epidemia influenzale di oltre un mese rispetto alla media. Gli scienziati temono che un simile andamento possa verificarsi anche nell’emisfero nord, portando a una pressione anomala sui sistemi sanitari.

Vaccinazione e prevenzione: il tempo stringe

La direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, Anna Teresa Palamara, ha lanciato un appello: «Il virus continuerà a circolare per settimane: è ancora possibile e consigliabile vaccinarsi». Secondo i medici, la somministrazione del vaccino anche in piena stagione può ridurre significativamente la gravità dei sintomi e contenere la diffusione del contagio.

Oltre alla vaccinazione, viene ricordata l’importanza di alcune misure igienico-sanitarie fondamentali, come lavarsi frequentemente le mani, coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce, e restare a casa in caso di sintomi influenzali. Particolare attenzione deve essere riservata agli anziani, ai pazienti oncologici, ai soggetti immunodepressi e alle persone con malattie croniche, per i quali l’influenza può causare complicazioni gravi.

I più piccoli al centro della trasmissione

L’età pediatrica si conferma la fascia più colpita: i bambini sotto i 4 anni registrano un’incidenza di 38 casi ogni 1.000 abitanti, tre volte superiore rispetto alla media. Le regioni più interessate dall’ondata di contagi sono Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Sardegna. Gli esperti sottolineano come siano proprio i più piccoli i principali veicoli del virus, e prevedono che il rientro a scuola dopo le vacanze natalizie provocherà un incremento notevole dei casi in tutto il Paese.

Una pressione attesa sui Pronto Soccorso

L’Istituto Superiore di Sanità invita a non sottovalutare la situazione, per evitare che i Pronto Soccorso si affollino inutilmente a causa di sintomi influenzali gestibili a domicilio. Ogni anno l’influenza causa in Italia circa 8.000 decessi, spesso legati a complicanze in soggetti fragili. Per questo motivo si raccomanda una profilassi tempestiva e mirata, soprattutto nelle categorie a rischio.

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