L’Unesco ha approvato all’unanimità la candidatura, deliberando il riconoscimento nel corso della riunione del Comitato intergovernativo tenutasi a New Delhi. Si tratta del primo sistema gastronomico completo a ottenere tale status, un risultato che viene descritto come storico dalle istituzioni italiane e dagli operatori del settore.
Secondo la motivazione ufficiale dell’Unesco, la cucina italiana rappresenta una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”. Non si tratta solo di un insieme di ricette, ma di una vera e propria espressione di identità collettiva, che valorizza il rispetto per gli ingredienti, l’intimità con il cibo e la condivisione attorno alla tavola. È inoltre riconosciuto il ruolo inclusivo e intergenerazionale della cucina, intesa come canale di trasmissione di conoscenze, emozioni e memoria.
Il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, firmatario della candidatura nel marzo 2023, ha definito questo traguardo «un sogno che si realizza, un successo per tutti gli italiani, nessuno escluso». Mazzi ha ringraziato i ministri Sangiuliano, Lollobrigida e il premier Giorgia Meloni per il sostegno determinante alla candidatura, frutto del lavoro congiunto tra il Ministero della Cultura e quello dell’Agricoltura.
Alla base del riconoscimento vi è una lunga storia di impegno da parte di comunità, istituzioni e realtà culturali, come l’Accademia Italiana della Cucina, la rivista La Cucina Italiana e la Fondazione Casa Artusi. Il dossier di candidatura, curato dal giurista Pier Luigi Petrillo, ha saputo valorizzare l’ampiezza e la profondità della cultura culinaria italiana, sottolineando la sua natura anti-spreco, sostenibile e profondamente legata al territorio.
L’Unesco ha anche evidenziato l’importanza della cucina come veicolo di benessere e inclusione sociale, grazie alla sua capacità di unire generazioni e abbattere barriere culturali. «Cucinare all’italiana» è un atto comunitario, una pratica diffusa che promuove valori condivisi, rafforza i legami sociali e contribuisce a un’identità nazionale condivisa.
Con questo nuovo riconoscimento, l’Italia consolida la sua leadership mondiale nei patrimoni culturali legati al cibo e all’agricoltura, raggiungendo il record di nove elementi iscritti nella Lista Unesco in ambito agroalimentare su un totale di 21 riconoscimenti. Tra questi: l’arte dei pizzaioli napoletani, la dieta mediterranea, la transumanza, la cerca e cava del tartufo e la coltivazione ad alberello dello zibibbo di Pantelleria.
Anche il mondo del turismo e dell’industria alimentare ha accolto con entusiasmo la notizia. Il ministro del Turismo Daniela Santanchè ha definito l’iscrizione «un obiettivo storico», affermando che si tratta «del riconoscimento mondiale di un modello culturale centrale per la nostra identità e per l’economia nazionale».
Mario Piccialuti, Direttore Generale di Unione Italiana Food, ha sottolineato come questo riconoscimento premi non solo la tradizione ma anche l’intero sistema produttivo del Made in Italy alimentare. Un settore che, solo attraverso l’associazione, rappresenta oltre 530 aziende, 900 marchi, 100mila posti di lavoro e 60 miliardi di fatturato, di cui 23 miliardi legati all’export.
La cucina italiana diventa così un patrimonio da tutelare e trasmettere alle future generazioni, simbolo non solo di gusto, ma anche di cultura, storia, sostenibilità e coesione sociale.