Papà del Gnoco conteso: scontro sul marchio tra Comune e Bacanal

Il comitato del carnevale chiede la registrazione del nome e del costume, il Comune si oppone: «È un bene della città». In gioco la memoria collettiva veronese

Papà Gnoco

La disputa legale e simbolica sul “Papà del Gnoco” ha aperto un fronte acceso tra il Comune di Verona e il Comitato Bacanal, organizzatore storico del carnevale veronese. Il nodo è la richiesta di registrazione del marchio “Comitato Carnevale Bacanal del Gnoco”, inoltrata dal comitato al Ministero delle imprese e del made in Italy il 27 ottobre scorso. Una mossa che ha spinto il senatore Matteo Gelmetti (Fratelli d’Italia) a sollecitare una formale opposizione da parte del Comune, sostenendo che si tratti di un simbolo identitario della città, e dunque non privatizzabile.

La memoria collettiva e la tradizione popolare sono al centro della contesa: secondo Gelmetti, termini come “Papà del Gnoco” e “Bacanal del Gnoco” non appartengono a un soggetto singolo, ma sono espressione della cultura popolare veronese. L’episodio richiama il precedente del logo delle Arche scaligere, registrato da un privato e successivamente utilizzato per fini commerciali, con conseguenti diffide verso soggetti pubblici e culturali.

Il Comune, tramite l’assessora alla Cultura Marta Ugolini, non esclude una verifica legale sulla proprietà del marchio e del costume, ma ribadisce l’obiettivo politico: difendere il valore pubblico della manifestazione. «Il Papà del Gnoco deve essere di tutti», afferma Ugolini, precisando che la maschera non può essere gestita in modo esclusivo da un soggetto privato.

A rendere più complessa la situazione è anche la registrazione, avvenuta nel 2016, del modello del costume del Papà del Gnoco da parte del Bacanal. Il deposito comprende foto dell’abito tradizionale, cappello, mantello e la celebre forchetta dorata, il “piròn”, registrati nella categoria degli articoli ricreativi. L’inventore indicato è Paolo Fabrello, allora sire del carnevale. Tuttavia, la registrazione non vieta automaticamente l’uso pubblico del costume, soprattutto se non legato ad attività commerciali.

Il Comune, intanto, ha lanciato un invito aperto a tutte le maschere per la sfilata del venerdì gnocolar, auspicando anche la partecipazione del Papà del Gnoco, indipendentemente dalla titolarità del nome. L’assessora Ugolini rilancia anche l’idea di una elezione popolare del sire, contro la possibilità – ipotizzata dal Bacanal – di una scelta a porte chiuse in conclave.

Sul tema interviene anche l’opinione pubblica, intercettata nei luoghi simbolo del carnevale, come San Zeno. I cittadini si mostrano preoccupati per una polemica che rischia di danneggiare una tradizione secolare, fortemente radicata nella cultura veronese. Molti temono che un’eccessiva istituzionalizzazione possa snaturare il carattere popolare della festa, mentre altri auspicano un compromesso tra le parti.

«Il carnevale è della gente, non dei partiti», sottolineano alcuni cittadini, mentre altri chiedono una gestione competente, che non metta a rischio l’eredità culturale. Il timore più diffuso è che, dietro la disputa, si nascondano interessi economici e politici che nulla hanno a che fare con lo spirito autentico del venerdì gnocolar.

La questione ha ormai superato i confini della semplice gestione di un evento folkloristico per trasformarsi in una battaglia simbolica sulla tutela dei beni immateriali e dell’identità cittadina. Il Comune ha tempo fino a fine gennaio per formalizzare un’eventuale opposizione alla registrazione del marchio, ma resta chiaro che, al di là degli aspetti legali, la vera posta in gioco è la salvaguardia di un patrimonio condiviso da generazioni di veronesi.

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