Il numero di opposizioni alla donazione degli organi in Italia è in costante aumento, e i dati del primo trimestre 2025 lo confermano in modo preoccupante: il 40% degli italiani che hanno rinnovato la carta d’identità ha espresso un «no» alla donazione post mortem. Si tratta della percentuale più alta registrata nell’ultimo decennio. Di fronte a oltre 950mila dichiarazioni, 570mila sono i consensi, 380mila i rifiuti e 680mila le persone che hanno scelto di non esprimersi, lasciando un vuoto che limita le possibilità del sistema trapiantologico.
Attualmente sono oltre 8mila le persone in attesa di un trapianto in Italia, bambini compresi. Le tempistiche medie per un intervento superano in molti casi i due anni: per un rene servono 3 anni, per un cuore 3 anni e 4 mesi, mentre l’attesa per un polmone è di circa 2 anni e mezzo. I tempi si riducono solo per i pazienti in condizioni di urgenza nazionale, che possono ricevere un organo entro pochi giorni. Ma la realtà è che l’aumento delle opposizioni e delle astensioni sta riducendo drasticamente il numero di donatori effettivi, mettendo a rischio la vita di migliaia di pazienti.
I dati del Sistema Informativo Trapianti riportano ad oggi 15,5 milioni di italiani favorevoli e 7 milioni contrari, ma la tendenza attuale vede crescere proprio il numero dei rifiuti, con un aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Gli esperti parlano di una sfida culturale ancora aperta e lanciano un appello: «Serve più informazione e meno paura». Un consenso in più può significare fino a nove vite salvate, considerando il potenziale di organi e tessuti espiantabili da un solo donatore.
A Verona, numeri stabili ma lo sforzo resta alto
Nonostante il quadro nazionale, Verona si conferma un territorio con un forte senso civico in ambito sanitario. Presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (Aoui) di Verona, nel 2024 si sono registrati 73 potenziali donatori, di cui 64 hanno dato esito favorevole alla procedura. Tuttavia, solo 47 sono risultati clinicamente idonei, con 17 esclusioni dovute a problemi di funzionalità degli organi o patologie oncologiche.
Come spiega la dottoressa Marilena Casartelli Liviero, responsabile del Coordinamento Trapianti di Verona, «da ciascun donatore possono essere prelevati più organi e diversi tessuti. Ogni consenso ha un valore che si moltiplica». Il dato locale dimostra che la rete trapiantologica, anche grazie all’introduzione della donazione a cuore fermo, è in continua evoluzione, ma lo scarto tra potenziali e reali donatori dimostra quanto il sistema sia fragile e dipenda in larga parte dalle scelte individuali.
L’urgenza di sensibilizzare chi è nel limbo
Il vero nodo resta rappresentato da chi non si esprime, ovvero oltre il 41% di chi rinnova la carta d’identità e sceglie di non scegliere. Una fascia grigia composta da cittadini indecisi, perplessi o semplicemente disinformati. Secondo i medici, è qui che si gioca la battaglia più importante, quella contro la disinformazione e le paure infondate. Anche le opposizioni registrate in vita, tramite Comune o associazioni come l’Aido, possono essere cambiate in qualsiasi momento, ma servono campagne mirate e strumenti efficaci per incoraggiare il ripensamento.
L’Italia continua a dividersi tra chi offre una possibilità di salvezza e chi la nega, ma il bilancio pende oggi dalla parte del rifiuto. E mentre aumentano gli strumenti tecnici e le competenze mediche per eseguire trapianti, la disponibilità umana rischia di non tenere il passo, limitando i progressi della medicina.