Le indagini sullo stupro di gruppo avvenuto a Roma il 25 ottobre, nel parco di Tor Tre Teste, hanno portato fino a Verona, dove uno dei presunti partecipanti alla violenza è stato rintracciato e arrestato dalla polizia. La vittima, una giovane donna, era stata aggredita mentre si trovava appartata in auto con il fidanzato, costretto ad assistere impotente all’intera scena.
A un mese dal crimine, sono tre le persone fermate, ma gli esami del DNA indicano chiaramente che almeno un altro uomo ha preso parte all’aggressione.
🟥 La dinamica della violenza
L’episodio si è consumato nella tarda serata del 25 ottobre, nella periferia est della Capitale.
La coppia era in auto quando un gruppo di ragazzi si è avvicinato, ha spaccato un finestrino e ha trascinato fuori la giovane, mentre il fidanzato veniva immobilizzato.
La ragazza ha raccontato agli inquirenti di essere stata portata in una zona più appartata del parco, sul lato di via del Pergolato, dove uno degli aggressori l’ha costretta a un rapporto sessuale non consenziente, completo e non protetto.
È stata soccorsa intorno alle 3.30 del mattino e accompagnata al Policlinico Casilino, dove ha trovato il coraggio di raccontare l’accaduto ai medici e alla polizia.
🟦 Le indagini e i primi tre fermi
La squadra mobile di Roma, coordinata dalla Procura, ha ricostruito la fuga del gruppo.
Tre giovani — due marocchini e un tunisino, accusati di rapina in concorso e violenza sessuale di gruppo — sono stati individuati rapidamente:
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due si trovavano nel quartiere romano del Quarticciolo,
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uno era scappato a Verona, dove è stato bloccato.
La coppia ha riconosciuto tutti e tre, e la vittima ha indicato uno di loro come uno degli autori della violenza.
Tuttavia, i test biologici non lasciano dubbi: il DNA trovato sul corpo della donna non coincide con quello dei fermati, prova che nel branco c’era almeno un quarto uomo, ancora da identificare.
I tre indagati si sono difesi sostenendo che l’abuso sarebbe stato commesso da un altro componente del gruppo, ma le loro versioni non hanno impedito l’arresto.
🟨 Cellulari e tracce digitali al vaglio degli investigatori
I telefoni dei tre arrestati saranno ora analizzati per acquisire:
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contatti,
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spostamenti,
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messaggi,
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eventuali immagini o video,
allo scopo di ricostruire l’intero gruppo e identificare gli altri responsabili.
L’indagine prosegue senza sosta, con l’obiettivo di rintracciare tutti i partecipanti allo stupro e completare l’impianto accusatorio.