La Procura di Verona ha richiesto l’archiviazione dell’indagine sul poliziotto della Polfer coinvolto nella morte di Moussa Diarra, il cittadino maliano ucciso nel 2024 nei pressi della stazione di Verona Porta Nuova. Secondo quanto emerso, l’agente avrebbe agito per legittima difesa, dopo che l’uomo, armato di coltello, aveva seminato il panico in una zona affollata, creando una situazione di allarme tra i presenti.
La notizia ha immediatamente innescato una reazione politica, in particolare da parte della Lega veronese, che chiede ora le scuse pubbliche dell’assessore comunale Jacopo Buffolo per alcune dichiarazioni rilasciate nei giorni successivi all’episodio.
Rigo e Zavarise: “Grave offesa alle forze dell’ordine”
A intervenire sono il consigliere regionale Filippo Rigo e il capogruppo in Consiglio comunale Nicolò Zavarise, che chiedono conto delle parole pronunciate da Buffolo all’indomani dell’accaduto, quando parlò di una “richiesta d’aiuto a cui si è risposto con un colpo di pistola”.
“Chi gira con un coltello rappresenta una minaccia concreta. Il poliziotto ha solo fatto il suo dovere. Quelle parole – affermano Rigo e Zavarise – sono state un’offesa alla verità dei fatti e a tutti gli uomini e le donne in divisa che ogni giorno rischiano la vita per garantire la sicurezza della comunità”.
“Buffolo si dimetta, Tommasi prenda provvedimenti”
Per i due esponenti leghisti, la decisione della Procura conferma la correttezza dell’intervento delle forze dell’ordine, smentendo ogni interpretazione alternativa dei fatti. Da qui la richiesta di un passo indietro dell’assessore Buffolo e un intervento del sindaco Tommasi:
“Le parole dell’assessore hanno contribuito ad alimentare una narrazione pericolosa e distorta. Non si può gettare discredito su chi indossa una divisa. Tommasi lo rimuova, se vuole salvare la credibilità dell’amministrazione”.
Richiesta formale in Consiglio comunale
La Lega annuncia inoltre che nei prossimi giorni presenterà una richiesta di chiarimento ufficiale in Consiglio comunale, per discutere pubblicamente la questione e valutare eventuali responsabilità istituzionali.
“Chi rappresenta le istituzioni – conclude Zavarise – deve usare le parole con responsabilità e non come strumento di divisione o propaganda ideologica”.