Caso Moussa Diarra: la Procura chiede l’archiviazione per il poliziotto indagato

Secondo i magistrati, l’uso della forza da parte dell’agente fu legittima difesa. Escluso l’omicidio: "Nessun dubbio sulla proporzionalità della reazione"

Svolta nel caso della morte di Moussa Diarra, il giovane maliano di 26 anni deceduto nella stazione ferroviaria il 20 ottobre 2024 in seguito a un intervento della Polizia di Stato. La Procura della Repubblica ha depositato una richiesta di archiviazione per l’assistente capo coordinatore A.F., l’agente coinvolto nel fatto, inizialmente indagato per omicidio colposo.

A rendere nota la decisione è stato il procuratore Raffaele Tito, attraverso un comunicato ufficiale in cui si specifica che le indagini preliminari sono state completate, comprese quelle richieste dalle parti offese. Al termine degli accertamenti, l’ipotesi di reato viene esclusa, poiché secondo l’autorità inquirente sussiste una causa di giustificazione: l’agente avrebbe agito in legittima difesa ai sensi dell’articolo 52 del codice penale.

La dinamica ricostruita

Il documento spiega che A.F. non è punibile in quanto ha agito per difendere un diritto proprio contro un pericolo attuale e ingiusto, con una reazione ritenuta proporzionata all’offesa. Diarra, si legge nella nota, impugnava un coltello da cucina con lama seghettata lunga circa 11 centimetri e si avvicinava al poliziotto con atteggiamento giudicato aggressivo e minaccioso, senza tentare la fuga.

Secondo la Procura, Diarra si è mosso verso l’agente mantenendo una distanza ravvicinata, rendendo impossibile una risposta alternativa da parte di A.F. La presenza dell’arma bianca viene ritenuta una minaccia concreta e paragonabile per pericolosità a un’arma da fuoco, in quanto richiede un’azione immediata di difesa per evitare lesioni o morte.

Nessun comportamento volontario di rischio

Altro punto centrale della motivazione è l’esclusione dell’ipotesi che A.F. si sia messo volontariamente in una situazione di pericolo. I magistrati, dopo aver completato tutti gli accertamenti richiesti, affermano che non sussistono dubbi sulla attualità del pericolo né sull’ingiustizia dell’offesa. Pertanto, viene considerato già sul piano oggettivo non configurabile il reato di omicidio.

Un finale ancora senza risposte

Resta tuttavia il dolore per la morte improvvisa e drammatica di un giovane uomo, la cui condotta resta in parte inspiegabile. Come sottolineato dalla Procura, non è stato possibile chiarire fino in fondo le ragioni del comportamento violento tenuto da Diarra in quel momento. Nessun elemento emerso finora è riuscito a spiegare perché si trovasse armato e in evidente stato di agitazione.

Con la richiesta di archiviazione, spetterà ora al giudice per le indagini preliminari valutare se accogliere l’istanza o disporre ulteriori approfondimenti. Le parti offese potranno opporsi entro i termini previsti, chiedendo eventualmente nuove indagini.

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