L’emergenza abitativa in Veneto è un paradosso sempre più evidente: da un lato aumentano gli alloggi sfitti e le seconde case, dall’altro manca l’offerta di abitazioni accessibili per residenti e lavoratori. A lanciare l’allarme è un nuovo studio della Fondazione Think Tank Nord Est, che mette in luce una situazione stratificata e in peggioramento, soprattutto nei centri minori e nelle città a forte vocazione turistica.
Dal 2014 al 2024 sono state costruite oltre 96.000 nuove abitazioni in tutta la regione, ma nello stesso periodo la popolazione residente è diminuita di quasi 51.000 unità. Un disequilibrio che evidenzia una crescente disconnessione tra mercato immobiliare e bisogni reali. Il fenomeno è particolarmente visibile nella provincia di Verona, dove, a fronte di una popolazione stabile, molti immobili restano inutilizzati o sono destinati a locazioni brevi e stagionali.
Secondo il report, più del 60% degli alloggi vuoti è stato costruito prima del 1980 e necessiterebbe di lavori di ristrutturazione e ammodernamento, ma mancano risorse adeguate per riportarli sul mercato. Nei piccoli comuni, il tasso di sfitto raggiunge punte altissime: 68% nei centri con meno di 500 abitanti e 54% tra i 500 e i 1.000 residenti.
Nei territori turistici, il fenomeno delle seconde case e degli affitti brevi amplifica il problema. A Verona, gli appartamenti destinati alla locazione turistica sono passati da 56 nel 2014 a oltre 3.000 stimati per il 2024, sottraendo ulteriormente immobili alla residenzialità. Un dato che incide in modo diretto sull’offerta per lavoratori e famiglie, sempre più esclusi da un mercato immobiliare inaccessibile.
A complicare la situazione c’è anche il patrimonio pubblico in stato di abbandono. Gli alloggi popolari gestiti dalle Ater in Veneto contano 8.835 case vuote, pari al 21,7% del totale, mentre quasi 13.000 famiglie sono in attesa di assegnazione. A Verona, l’Agec evidenzia criticità analoghe, con immobili sfitti da anni per mancanza di fondi per i lavori necessari.
A fronte di questo scenario, il candidato veronese al consiglio regionale Michele Bertucco (AVS) ha rilanciato con forza il tema nel dibattito politico: «Servono almeno 150-200 milioni di euro per recuperare il patrimonio residenziale pubblico», ha dichiarato, chiedendo un impegno immediato della prossima giunta per evitare ulteriori ritardi rispetto al Piano casa nazionale, ancora non attuato.
L’Emilia-Romagna, con un investimento da 300 milioni, ha già messo in campo un piano strutturale contro lo sfitto, mentre in Veneto manca ancora un progetto di respiro regionale. Il Think Tank Nord Est ha suggerito di coinvolgere anche il settore privato, stimolando gli investimenti delle imprese per offrire alloggi ai dipendenti, in particolare nei distretti industriali e nei comparti turistici stagionali.
La questione abitativa non riguarda più solo chi è in difficoltà economica: oggi, anche lavoratori con un reddito fisso fanno fatica a sostenere canoni o mutui, che superano spesso la soglia di sostenibilità per molte famiglie. Il rischio, secondo Bertucco, è che questa emergenza comprometta la coesione sociale e lo sviluppo economico di intere aree regionali.