La relazione tra Jessica Stappazzollo, 33 anni, e Douglas Reis Pedroso, 44, si è conclusa in tragedia, in un appartamento di Castelnuovo del Garda, dove il corpo della donna è stato ritrovato senza vita. Pedroso, già noto per comportamenti violenti, era sottoposto a divieto di avvicinamento e indossava un braccialetto elettronico, misura che però si è rivelata inefficace.
La vittima, legata a Pedroso da una dipendenza affettiva profonda e distruttiva, aveva lasciato volontariamente il dispositivo ricevente a casa della madre, impedendo così alla centrale operativa dei carabinieri di ricevere segnali d’allarme. Un gesto che evidenzia la spirale psicologica in cui era intrappolata: Jessica cercava protezione proprio nella persona da cui avrebbe dovuto fuggire.
Messaggi emersi da una chat privata rivelano un quadro drammatico. In uno degli scambi, Jessica scriveva: «Guarda che sono tutta ferita per colpa tua. Non riesco nemmeno a deglutire». La risposta di Pedroso: «Non è facile gestirti». Parole fredde, disumanizzanti, che raccontano una relazione di sopraffazione e manipolazione, dove la violenza era giustificata dall’aggressore come un metodo educativo.
Il contesto familiare conosceva la gravità della situazione. La sorella Laiza ha dichiarato che Pedroso inviava video della casa distrutta o messaggi in cui ammetteva di averla picchiata, descrivendola come una donna ingestibile. La madre, Rosmeri, aveva tentato più volte di convincere Jessica a interrompere la relazione, ma senza successo. La giovane madre, che aveva partorito Jessica a soli 14 anni, è stata colta da malore per il dolore e lo stress.
Dopo l’arresto di aprile per maltrattamenti, Reis Pedroso non avrebbe potuto avere contatti con la donna. Tuttavia, era proprio Jessica a cercarlo, contravvenendo al divieto. Il pubblico ministero ha riconosciuto che la misura cautelare non è stata rispettata da nessuno dei due, rendendo inefficace il controllo elettronico.
Al momento, il braccialetto elettronico non è stato ancora ritrovato, elemento che aggiunge ulteriori interrogativi sulla funzionalità del sistema di monitoraggio. Il ministero e il gestore del servizio dovranno chiarire se ci siano stati malfunzionamenti nella rete di comunicazione tra dispositivo e centrale.
Secondo l’accusa, il delitto è stato commesso in stato di ubriachezza abituale e sotto l’effetto di stupefacenti. Jessica è stata colpita più volte al torace, al collo e al volto. Pedroso, dopo il gesto, avrebbe tentato di togliersi la vita e ha contattato i carabinieri. Il suo avvocato sostiene che l’uomo non ricorda nulla dell’accaduto, ma la Procura ha già formalizzato il capo di imputazione per omicidio aggravato.
La vicenda ha scatenato forti reazioni nell’opinione pubblica e rilanciato il dibattito sull’efficacia dei dispositivi di protezione. In molti si chiedono se, anche in presenza di strumenti come il braccialetto elettronico, sia davvero possibile tutelare le donne che decidono, volontariamente o meno, di esporsi ancora al pericolo.
Un punto chiave resta l’incapacità di molte vittime di uscire da relazioni abusive, spesso per mancanza di sostegno psicologico, economico o sociale. Jessica aveva più volte detto di essere sola, e considerava Pedroso l’unico punto di riferimento, nonostante le percosse, le umiliazioni e le dipendenze.