Corsa a cinque per la presidenza della Regione Veneto: le sorprese e i colpi di scena

La battaglia per la presidenza della Regione Veneto si fa intensa con una sfida a due principali protagonisti, Alberto Stefani e Giovanni Manildo, e qualche sorpresa tra i transfughi e le alleanze in corsa

Elezioni

Le elezioni per la presidenza della Regione Veneto si stanno profilando come una delle più interessanti degli ultimi anni. Con cinque candidati principali in lizza, la competizione si preannuncia particolarmente accesa, anche se la corsa sembra destinata a ridursi a una sfida tra Alberto Stefani, candidato del centrodestra, e Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso, per il centrosinistra.

Le candidature e le alleanze

Giovanni Manildo correrà per un campo largo del centrosinistra, supportato da una coalizione che include il Pd, le Civiche Venete, il Movimento 5 Stelle, Uniti per Manildo, Alleanza Verdi Sinistra e Rifondazione Comunista. La sua candidatura è stata ufficializzata con la presentazione delle liste presso le cancellerie dei tribunali e la Corte d’Appello.

Per il centrodestra, invece, Alberto Stefani, che viene visto come il “delfino” di Luca Zaia, sarà sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Udc. La coalizione di Stefani è caratterizzata da alcuni rimescolamenti significativi, tra cui il ritorno di Antonio Da Re, ex leghista espulso per le sue critiche a Matteo Salvini, che ora si presenta con le liste di Forza Italia.

Le divisive scelte nel centrodestra: il caso Vannacci

Un altro elemento che sta creando mal di pancia all’interno del centrodestra è il “caso Vannacci”. Il generale Roberto Vannacci, noto per le sue posizioni controverse, ha portato una scossa all’interno della Lega. Nonostante le dichiarazioni di Alberto Stefani, che è anche segretario regionale della Lega, nelle liste del centrodestra figurano alcuni esponenti vicini al movimento “Mondo al Contrario” di Vannacci.

Quattro candidati, tra cui Stefano Valdegamberi, Milena Cecchetto, e Giulio Centenaro (tutti già consiglieri regionali) si sono schierati con le forze politiche legate a Vannacci, suscitando malumori tra i vertici leghisti. Anche Silvia Susanna, sindaca di Musile di Piave, è stata inserita nelle liste, portando con sé il dibattito sulla fedeltà al movimento originale della Lega.

Fratelli d’Italia punta a essere il primo partito

In casa Fratelli d’Italia, il clima appare meno turbolento rispetto alla Lega. Il partito di Giorgia Meloni sembra voler consolidare la propria posizione come il primo partito in regione, presentando candidature forti come Sergio Berlato, attuale europarlamentare e storico consigliere regionale. Valeria Mantovan, assessora a Lavoro e Istruzione a Rovigo, è un’altra figura di spicco che si presenta nella coalizione.

A Verona, invece, Massimo Giorgetti, storico esponente di Fdi, si fa da parte, lasciando spazio a nuovi volti.

Gli altri candidati: poche speranze per le alternative

Nonostante il forte battage dei principali partiti, altri candidati cercheranno di ritagliarsi uno spazio, sebbene con poche speranze di successo. Fabio Bui, ex presidente della Provincia di Padova, è il candidato dei Popolari per il Veneto, mentre Riccardo Szumski, ex sindaco di Santa Lucia di Piave, è il rappresentante del movimento Resistere Veneto.

Infine, Marco Rizzo si presenta come candidato per il movimento Democrazia Sovrana e Popolare. Lorenzo Damiano, candidato per “Pescatori di pace-Ministri della pace”, ha annunciato il suo ritiro dalla competizione, riducendo il numero di contendenti.

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