“La mia adesione all’associazione ‘Il mondo al contrario’ non è in contrasto con la mia candidatura nella Lega”, chiarisce Stefano Valdegamberi, consigliere regionale veneto e tra i candidati del Carroccio alle prossime elezioni di novembre.
In un’intervista all’Ansa, Valdegamberi ha confermato la propria appartenenza sia alla Lega che al movimento fondato da Roberto Vannacci, definendo le due realtà complementari, non concorrenti. “L’associazione di Vannacci può solo rafforzare il partito”, ha spiegato, “non sono due cose inconciliabili”.
Un legame personale con Vannacci e una lunga militanza
Valdegamberi ha raccontato di conoscere Roberto Vannacci da prima del suo ingresso in politica, tanto da averlo aiutato nell’organizzazione della prima presentazione del suo libro a Verona. Un evento che non passò inosservato: “Mi sono anche preso una querela da parte di associazioni che contestavano l’iniziativa”, ha ricordato.
La decisione di iscriversi all’associazione “Il mondo al contrario” è maturata in quel contesto, ancora prima che il generale diventasse un volto politico nazionale. “Quando ha scelto di aderire alla Lega, ho pensato che aveva ancora più senso iscriversi alla sua associazione”, ha aggiunto.
Una posizione indipendente ma dentro la coalizione
Pur avendo preso la tessera della Lega solo di recente, Valdegamberi è da anni vicino al mondo del centrodestra e due volte eletto nella lista Zaia nel 2015 e nel 2020. È stato anche sindaco di Badia Calavena, e si è sempre distinto per una linea autonoma ma alleata al progetto regionale del governatore veneto.
“Associazione nazionalista, partito federalista: ma non c’è conflitto”
Valdegamberi rigetta l’idea che l’associazione fondata da Vannacci possa rappresentare una minaccia per la Lega: “L’una ha un’impronta più nazionalista, l’altra è storicamente federalista, ma non ci sono incompatibilità. Anzi, sulla politica estera, per esempio, c’è totale conformità di vedute”.
Secondo il consigliere veronese, la presenza di sensibilità diverse rappresenta “la normale dialettica interna” di un partito ampio come la Lega, che deve sapersi aprire a nuove istanze senza temere la frammentazione.