Oltre 300 persone hanno partecipato ieri pomeriggio a Verona alla manifestazione per ricordare Moussa Diarra, il giovane di 26 anni originario del Mali, ucciso da un poliziotto il 20 ottobre 2024 nei pressi della stazione Porta Nuova. A un anno dall’accaduto, la città ha voluto rendere omaggio alla sua memoria con un corteo silenzioso ma determinato, organizzato dal Comitato Verità e Giustizia per Moussa.
La giustizia che tarda ad arrivare
La dinamica dei fatti resta ancora oggetto di indagine da parte della magistratura. Tuttavia, il team legale della famiglia Diarra ha espresso forte preoccupazione per l’allungarsi dei tempi investigativi, chiedendo maggiore celerità e trasparenza. “La famiglia attende risposte, il dolore non può restare sospeso”, è stato il messaggio condiviso dagli avvocati e rilanciato dal Comitato.
Uniti nel ricordo e nella richiesta di verità
Numerose le associazioni del territorio che hanno aderito all’iniziativa, portando striscioni e cartelli con messaggi come “Never again please” e “Ci manchi”. Ad aprire il corteo, la bandiera del Mali, simbolo di appartenenza e identità, portata con orgoglio dai partecipanti in segno di rispetto per le origini di Moussa.
Il percorso del corteo, iniziato alle 14.00 davanti alla stazione, ha toccato vari luoghi simbolici del centro cittadino: via Città di Nimes, circonvallazione Oriani, corso Porta Nuova, piazza Bra, via Alpini, via Pallone, lungadige Capuleti, via dello Zappatore, via Battisti, piazza Pradaval, via Valverde e piazza Renato Simoni, concludendosi di nuovo davanti alla stazione di Porta Nuova, luogo della tragedia.
Una mobilitazione ampia e trasversale
La partecipazione al corteo ha visto un coinvolgimento trasversale di cittadini, attivisti, gruppi antirazzisti e realtà del terzo settore, tutti uniti nel chiedere verità e giustizia. Per molti, Moussa non è solo un nome, ma il simbolo di una ferita aperta che coinvolge temi sensibili come l’uso della forza da parte delle forze dell’ordine, il diritto alla vita e l’integrazione sociale.
Il messaggio del Comitato
Il Comitato promotore ha ricordato che la memoria di Moussa deve restare viva, non solo per evitare che tragedie simili si ripetano, ma per spingere la società a interrogarsi sulle disuguaglianze, sul razzismo e sulla responsabilità istituzionale. “Non vogliamo vendetta, vogliamo verità”, hanno dichiarato i portavoce al termine della manifestazione.
Un anniversario che interroga la città
Ad un anno dall’accaduto, Verona ha scelto di non restare in silenzio, trasformando il dolore in mobilitazione e il ricordo in impegno civile. Ora la richiesta alla giustizia è chiara: accertare i fatti, fare chiarezza e garantire trasparenza.