Fondazione Arena svela la stagione 2026: opera, sinfonica e tournée internazionali

Sette produzioni tra opera e balletto, otto programmi sinfonici e progetti per le scuole. Attesi artisti di fama mondiale e una storica trasferta in Australia

Fondazione Arena

È stata presentata al Teatro Filarmonico di Verona la nuova stagione artistica 2026 della Fondazione Arena, un anno di eventi che si annuncia tra i più ricchi e articolati di sempre, con ben 42 serate dedicate a opera, danza e musica sinfonica. La programmazione è stata illustrata nel corso di un evento ufficiale il 10 ottobre 2025, alla presenza della Sovrintendente Cecilia Gasdia e dei principali responsabili artistici, affiancati da rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale.

Il cartellone 2026 si aprirà il 18 gennaio con “Don Giovanni” di Mozart, all’interno del Festival Mozart a Verona, e proseguirà fino a dicembre con titoli di grande impatto e proposte meno convenzionali. Tra gli appuntamenti più attesi spicca la nuova produzione de “L’Olimpiade” di Vivaldi, che andrà in scena dal 23 febbraio al 1° marzo presso il Teatro Ristori, in concomitanza con le cerimonie olimpiche ospitate in Arena.

Cinque opere e due balletti compongono il cuore della stagione lirica e coreutica: oltre a Mozart e Vivaldi, in marzo si tornerà al Teatro Filarmonico con “Falstaff” di Verdi in coproduzione con il Regio di Parma. L’autunno sarà invece segnato da un dittico inedito: “Jeu de cartes” di Stravinskij e “Amelia al ballo” di Menotti. In chiusura, “La Bohème” di Puccini e l’intramontabile “Il lago dei cigni”, che replicherà anche al Teatro Regio di Parma dopo il successo ottenuto nel 2025.

La Stagione Sinfonica 2026 includerà otto programmi, ognuno in doppia data, molti dei quali replicati anche nei principali teatri del Veneto: Rovigo, Treviso, Vicenza e Schio. Il repertorio si estenderà dal Settecento alla musica contemporanea, con particolare attenzione a Brahms, Mahler, Bartók e al Novecento storico. Sono previste anche prime assolute di nuove commissioni e grandi lavori sinfonico-corali.

Tra i direttori e solisti in arrivo figurano nomi di rilievo internazionale: Francesco Lanzillotta, Giulio Prandi, Gianna Fratta, Patrick Lange, Oleg Caetani, Ramón Tebar, Dmitri Jurowski, ma anche concertisti del calibro di Johannes Moser, InMo Yang, Aleksandr Malofeev e Sergej Nakarjakov. Per la regia, la stagione vedrà il contributo di Enrico Stinchelli, Jacopo Spirei, Emmanuel Daumas e Stefano Trespidi.

Un elemento distintivo della proposta sarà la vocazione educativa e divulgativa, con iniziative collaterali rivolte a giovani e famiglie. Tra queste, i già noti “Giovedì prima della prima”, incontri gratuiti di introduzione alle opere curati da musicologi e giornalisti, in collaborazione con l’Accademia Filarmonica di Verona.

Sul fronte degli abbonamenti, la Fondazione Arena conferma i consueti turni per opera, balletto e sinfonica, e introduce nuove formule flessibili come “Venerdì in platea”. Le date da segnare: rinnovi dal 14 ottobre al 16 novembre; nuovi abbonamenti dal 18 novembre; biglietti singoli in vendita dal 25 novembre sul sito ufficiale.

Il 2026 sarà anche un anno di importanti tournée, tra cui spicca quella in Australia, dove la Fondazione porterà in scena “Aida” con l’intero complesso artistico e tecnico. Saranno inoltre programmati concerti nelle città venete e al Teatro Regio di Parma, rafforzando il legame tra Verona e il territorio, ma anche con il panorama culturale internazionale.

Durante la presentazione, la Sovrintendente Cecilia Gasdia ha sottolineato l’ambizione e l’inclusività del progetto: «Essere vicini alla città significa condividere con passione il nostro patrimonio musicale e artistico», ha affermato. Il consigliere Pietro Trincanato ha elogiato la capacità del programma di coniugare classico e contemporaneo, mentre il vicedirettore artistico Stefano Trespidi ha anticipato la nascita di un nuovo progetto, “Filarmonico Off”, dedicato a linguaggi alternativi e nuovi pubblici.

Il giornalista Alberto Mattioli ha infine definito il programma «un perfetto equilibrio tra capolavori popolari e coraggiosa sperimentazione», sottolineando la presenza di titoli meno frequentati come “Amelia al ballo” e “L’Olimpiade”, proposti accanto a opere iconiche.

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