Una tragedia ha sconvolto Castel D’Azzano nella mattinata del 14 ottobre. Un’esplosione ha devastato un casolare durante uno sgombero, provocando la morte di tre carabinieri e il ferimento di quindici persone, tra cui agenti di polizia e vigili del fuoco. L’episodio si è verificato in via San Martino, nell’abitazione dei fratelli Dino, Maria Luisa e Franco Ramponi, già noti alle forze dell’ordine per precedenti episodi simili.
L’intervento delle forze dell’ordine è avvenuto intorno alle 3:15 del mattino, quando reparti speciali giunti da Padova hanno tentato di eseguire un ordine di sgombero. Secondo le prime ricostruzioni, una fiammata ha preceduto una violenta esplosione che ha fatto crollare l’intero edificio, seppellendo parte degli operatori. Tre carabinieri hanno perso la vita: Marco Piffari, Valerio da Pra e Davide Bernardello. I colleghi hanno tentato un recupero immediato scavando a mani nude tra le macerie.
I feriti sono in totale 15: si tratta di 11 carabinieri, 3 poliziotti e un vigile del fuoco, trasportati nei principali ospedali della provincia scaligera (Borgo Roma, Borgo Trento, Villafranca e Negrar). Le loro condizioni, seppur serie, non sarebbero critiche.
Le autorità sospettano che la deflagrazione sia stata provocata intenzionalmente. Nella casa sono state rinvenute cinque bombole di gas e resti di bottiglie molotov, posizionate in varie stanze dell’edificio. La casa era satura di gas, probabilmente rilasciato da più contenitori contemporaneamente. Secondo la ricostruzione, sarebbe stata Maria Luisa Ramponi ad azionare l’innesco, mentre i due fratelli si trovavano in una zona sotterranea della casa.
Dopo l’esplosione, i due fratelli feriti sono stati arrestati, mentre il terzo, inizialmente fuggito, è stato localizzato e catturato poco prima delle 9:30, grazie all’impiego di droni e di un elicottero dell’Arma. Sul luogo dell’esplosione hanno operato anche le unità specializzate Usar (Urban Search and Rescue) dei vigili del fuoco di Venezia, con 20 operatori impegnati nelle ricerche sotto le macerie.
I Ramponi erano già protagonisti di due episodi analoghi, nel 2024, quando tentarono di impedire lo sgombero della stessa abitazione saturando l’aria con gas da cucina. In uno dei casi, uno dei fratelli minacciò di darsi fuoco dopo essersi cosparso di benzina. Gli eventi si conclusero allora senza conseguenze gravi, grazie alla mediazione delle forze dell’ordine.
Le autorità giudiziarie, guidate dal procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, hanno espresso sgomento: «Una tragedia incredibile, un comportamento assurdo», ha dichiarato. Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Claudio Papagno, ha parlato di un «gesto di assoluta follia», spiegando che i militari sono stati colpiti dalla deflagrazione mentre salivano le scale.
Al momento, l’area è stata messa in sicurezza, ma restano le operazioni di bonifica e indagine per comprendere ogni dettaglio della dinamica. Gli inquirenti procederanno con gli arresti formali dei tre fratelli, tutti coinvolti nell’azione che ha portato alla tragedia.