Castel d’Azzano, il procuratore Tito: “Una tragedia premeditata. Valutiamo l’ipotesi di strage”

L’esplosione che ha ucciso tre carabinieri durante una perquisizione potrebbe essere stata innescata da molotov e bombole di gas. Il procuratore di Verona: “Scene che non dimenticherò mai”

Tito procuratore di Verona

“Sicuramente è un omicidio premeditato. Stiamo valutando anche l’ipotesi di strage”. Con queste parole il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, ha commentato la drammatica esplosione avvenuta nella notte a Castel d’Azzano, nel corso di una perquisizione in un casolare. L’incidente ha causato la morte di tre carabinieri e il ferimento di diversi altri operatori delle forze dell’ordine e vigili del fuoco.

La dinamica dell’esplosione ancora sotto indagine

L’esplosione, avvenuta al primo piano dell’edificio, ha avuto un’energia devastante, causata – secondo le prime ricostruzioni – da un ambiente saturo di gas. Tito ha precisato che le bombole erano presenti in tutta la casa, alcune delle quali potrebbero essere state intenzionalmente aperte, come suggerito dal “fischio” udito dai carabinieri poco prima del disastro.

Una molotov sul tetto potrebbe aver innescato la deflagrazione. Le indagini, ancora in corso, si avvalgono anche delle immagini registrate dalle bodycam degli agenti, che potrebbero fornire dettagli cruciali per chiarire la sequenza dei fatti.

Perquisizione, non sfratto: la precisazione del procuratore

Tito ha voluto chiarire la natura dell’intervento: “Io non ho delegato lo sfratto, ma la perquisizione”, ha affermato. L’azione era stata autorizzata per verificare la presenza di esplosivi nell’immobile, dopo che per anni la donna che occupava la casa aveva minacciato di “farsi esplodere”, ostacolando anche la vendita dell’immobile.

Sul tetto dell’abitazione sono state trovate delle molotov, mentre all’interno erano disposte numerose bombole di gas, rendendo l’ambiente altamente instabile. La situazione, ha confermato il procuratore, era monitorata da tempo.

Un terzo soggetto arrestato nei campi vicini

Dopo l’esplosione, un terzo soggetto coinvolto nella vicenda è stato individuato e arrestato in mattinata in un campo di mais adiacente al casolare. Le sue responsabilità sono ancora al vaglio degli inquirenti, ma il suo fermo conferma la complessità della vicenda e la premeditazione dietro quanto accaduto.

“Una scena che mi ha lasciato senza parole”

Nel suo intervento, Tito ha anche espresso il turbamento personale vissuto sul luogo della tragedia: “Mi ha turbato vedere i carabinieri in divisa coperti da un lenzuolo. Mi vengono le lacrime agli occhi solo a ripensarci”, ha detto visibilmente commosso, aggiungendo che si tratta di una delle scene più dure affrontate nella sua carriera.

La vicenda giudiziaria si apre ora su un crinale delicato, in cui si dovrà determinare il grado di responsabilità penale degli indagati, valutando le aggravanti legate alla premeditazione, al numero delle vittime e al possibile intento stragista.

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