Una nuova Freedom Flotilla è stata intercettata dall’esercito israeliano nelle prime ore dell’8 ottobre, a circa 120 miglia nautiche da Gaza. A bordo delle quattro imbarcazioni bloccate vi erano circa 140 attivisti internazionali, tra cui una decina di italiani. Tra loro figura Riccardo Corradini, 31 anni, originario di Rovereto e specializzando in chirurgia all’Università di Verona, che si trovava sulla nave Conscience.
Secondo quanto diffuso dalla Freedom Flotilla Coalition, il convoglio trasportava aiuti umanitari destinati agli ospedali di Gaza, tra cui farmaci, dispositivi respiratori e generi alimentari, per un valore stimato di oltre 110mila dollari. Gli attivisti ribadiscono che la missione aveva finalità esclusivamente umanitarie e che le navi navigavano in acque internazionali al momento dell’intervento israeliano.
In un comunicato diffuso attraverso i canali social, il gruppo ha denunciato che “l’equipaggio disarmato, composto anche da medici e giornalisti, è stato rapito e la sua ubicazione resta sconosciuta”, sottolineando che l’azione israeliana rappresenterebbe una violazione del diritto internazionale marittimo.
Dall’altra parte, il ministero degli Esteri israeliano ha confermato l’operazione, sostenendo che si è trattato di “un tentativo di violare il blocco navale legale imposto su Gaza”. Tutti i passeggeri, ha precisato la nota ufficiale, sono stati condotti in un porto israeliano, risultano in buone condizioni di salute e verranno successivamente espulsi dal Paese.
Sui social è circolato anche un videomessaggio di Corradini, registrato prima dell’imbarco e diffuso dagli attivisti dopo il fermo:
“Se state vedendo questo video vuol dire che sono stato rapito e portato illegalmente in Israele. Chiedo l’intervento del governo e dell’ambasciata italiana per la liberazione mia e dei miei compagni.”
La Freedom Flotilla Coalition, nata nel 2010, organizza periodicamente spedizioni civili via mare per rompere simbolicamente l’assedio di Gaza e fornire assistenza diretta alla popolazione palestinese. Negli anni, diverse missioni sono state intercettate dalle autorità israeliane, spesso prima di raggiungere le acque territoriali della Striscia.
In Italia cresce la preoccupazione per la sorte dei connazionali a bordo, mentre le autorità diplomatiche mantengono il contatto con Tel Aviv per accertare le condizioni dei fermati. L’episodio riaccende il dibattito sul blocco navale imposto a Gaza e sulle operazioni civili che cercano di forzarlo con finalità umanitarie.