Il veronese Simone Zambrin e gli ultimi attivisti della Sumud Flotilla lasciano Israele

Rientro previsto oggi per gli attivisti ancora detenuti. Tra testimonianze di abusi e accuse respinte da Israele, la missione verso Gaza continua con nuove imbarcazioni

Simone Zambrin

Oggi partiranno da Israele gli ultimi attivisti italiani ancora detenuti, tra cui il veronese Simone Zambrin, coinvolto nella missione umanitaria della Sumud Flotilla. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, confermando il rientro con un volo charter verso Atene, dove saranno assistiti dal personale dell’ambasciata italiana anche nel successivo trasferimento in patria.

L’operazione di rimpatrio segue il ritorno in Italia di altri 26 connazionali nella serata di sabato, atterrati a Roma Fiumicino e Milano Malpensa. L’accoglienza è stata calorosa: circa 200 persone hanno atteso i rientrati a Roma, tra applausi, abbracci e bandiere palestinesi. Tra i presenti anche il consigliere regionale del Partito Democratico Paolo Romano.

Racconti dalla detenzione: “Trattati come terroristi”

Con il rientro in Italia, emergono nuove testimonianze sulle condizioni di detenzione subite in Israele. Saverio Tommasi, giornalista di Fanpage, ha denunciato violenze fisiche durante la custodia: “Botte sulla schiena, tante, e in testa”, ha dichiarato, paragonando il trattamento a quello riservato alle “scimmie nei peggiori circhi degli anni Venti”.

Altri partecipanti hanno raccontato episodi simili: “Ci trattavano con odio, come se fossimo terroristi”, ha spiegato Cesare Tofani, uno degli attivisti rientrati a Fiumicino. Le testimonianze vengono ora raccolte anche dal team legale internazionale che segue la missione.

Le denunce degli avvocati: celle sovraffollate, abusi e condizioni sanitarie critiche

Secondo gli avvocati dell’organizzazione Adalah, che si occupa di tutela legale in Israele, i detenuti della Sumud Flotilla sono stati vittime di gravi abusi: celle sovraffollate, mancanza di letti, cibo e acqua insufficienti, e la negazione di farmaci salvavita.

Alcuni attivisti hanno raccontato di essere rimasti bendati e ammanettati per lunghi periodi, mentre altri avrebbero ricevuto interrogatori da parte di personale non identificato. Particolarmente delicato il caso di una donna a cui sarebbe stato imposto di togliere l’hijab, ricevendo in cambio solo una camicia, mentre altri denunciano restrizioni alla libertà religiosa e alla possibilità di pregare.

Greta Thunberg tra i detenuti: “Cella infestata da cimici”, ma Israele smentisce

Anche l’attivista per il clima Greta Thunberg risultava tra i partecipanti alla missione umanitaria. Secondo quanto riportato, avrebbe trascorso parte della detenzione in una cella infestata da insetti, ma le sue accuse sono state respinte con forza dal ministero degli Esteri israeliano, che ha definito “menzogne sfacciate” le affermazioni sui maltrattamenti.

Il ministero ha dichiarato che “tutti i diritti legali sono stati garantiti” e ha sottolineato come Greta e altri detenuti si siano rifiutati di accelerare la loro espulsione, preferendo restare in custodia per solidarietà verso gli altri attivisti. Inoltre, il dicastero ha evidenziato che non sono stati presentati reclami ufficiali da parte della giovane attivista.

Sumud Flotilla: missione sospesa per alcune barche, ma altre continuano verso Gaza

Nel frattempo, rimane incerto il destino degli aiuti trasportati dalle oltre quaranta imbarcazioni che componevano la missione umanitaria, tutte intercettate da Israele. Ma la protesta prosegue.

Una “Flotilla bis” è attualmente in navigazione verso la Striscia di Gaza, composta da nove imbarcazioni appartenenti alla Freedom Flotilla Coalition e al movimento Thousand Madleens, salpate da Catania e Otranto.

Due imbarcazioni, la Al Awda e la Ghassan Kanafani, hanno però interrotto il viaggio. “Siamo costretti a fermarci” ha spiegato l’attivista Francesca Amoruso. “La nostra nave di appoggio ha subito due avarie ed è stata sottoposta a fermo dalla polizia portuale greca”.

Una missione umanitaria tra atti di solidarietà e tensioni internazionali

La Sumud Flotilla si è posta l’obiettivo di rompere simbolicamente il blocco su Gaza e consegnare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Un’azione di protesta pacifica, ma che ha sollevato forti reazioni politiche e ha portato a oltre 300 arresti tra attivisti internazionali.

Le testimonianze rilasciate da chi è già rientrato alimentano ora il dibattito politico e umanitario su metodi di detenzione, libertà di espressione e legalità dell’operazione di blocco navale da parte di Israele. Gli sviluppi legali e politici potrebbero seguire nei prossimi giorni, soprattutto alla luce delle azioni avviate da legali e osservatori internazionali.

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