Il Mahābhārata, la più imponente epopea della letteratura mondiale, rivive in una forma inedita e potente grazie all’energia di tredici giovani attori under 30. Saranno infatti i membri della compagnia STN–Studionovecento, perlopiù studenti universitari, a portare in scena l’adattamento teatrale dell’opera il 30 settembre alle ore 21 al Teatro Camploy di Verona, con ingresso libero.
L’evento, organizzato dall’Università di Verona in collaborazione con il Comune di Verona, si inserisce all’interno di un percorso culturale che punta a far dialogare il mondo accademico con la cittadinanza, promuovendo momenti di riflessione attraverso le arti performative.
Un’opera universale per riflettere sul nostro presente
Il Mahābhārata non è solo una storia di guerra, ma anche una profonda riflessione sulla pace, sul destino e sull’umanità. Ed è proprio questo il filo conduttore dello spettacolo ideato da Marco M. Pernich, autore dell’adattamento e della riduzione scenica, e diretto da Stefania Lo Russo.
Il progetto nasce da un’esperienza già consolidata: lo scorso anno Studionovecento ha registrato tre serate sold-out alla Fabbrica del Vapore di Milano, raccogliendo il plauso di pubblico e critica. L’approdo a Verona segna un passo ulteriore nella diffusione di un teatro che parla ai giovani e con i giovani, e che sceglie una narrazione epica per interrogare il presente.
“Non si può amare la pace quando c’è la guerra – bisogna amarla prima”, si ascolta in uno dei passaggi chiave dello spettacolo.
Attraverso la forza del linguaggio teatrale, lo spettacolo trasforma lo scontro fratricida al centro dell’opera in un grido contro l’indifferenza, in una chiamata alla consapevolezza collettiva.
Il teatro come luogo di incontro e formazione
L’iniziativa è frutto di un forte impegno dell’Università di Verona per rendere la cultura accessibile e condivisa. Un investimento non solo simbolico, ma anche strategico, che rafforza il ruolo dell’Ateneo come promotore attivo di iniziative pubbliche.
“In questi anni abbiamo promosso eventi culturali di grande valore, soprattutto a Veronetta, cuore pulsante dell’Ateneo e laboratorio vivo di partecipazione”, sottolinea Olivia Guaraldo, delegata al Public Engagement.
“Crediamo che la cultura sia strumento di dialogo, di inclusione e di crescita collettiva”.
Il coinvolgimento di Studionovecento è esempio concreto di come l’Università possa sostenere la creatività e la partecipazione attiva degli studenti, anche al di fuori dei percorsi accademici tradizionali.
“Un progetto che dimostra quanto possa essere bello e formativo il lavoro artistico di gruppo”, ha affermato il professor Stefano Aloe, tra i promotori dell’iniziativa, invitando il pubblico a lasciarsi “contagiare” da questa esperienza condivisa.
Giovani voci per una grande epopea
Con la guida di professionisti esperti, i giovani interpreti hanno affrontato un’opera titanica e complessa, trasformandola in un’esperienza generazionale, dove la tradizione millenaria del testo indiano si intreccia con le urgenze del presente: guerra, etica, fratellanza, destino.
Secondo l’assessora alla Cultura del Comune di Verona, Marta Ugolini, si tratta di “un’occasione preziosa per la città, un ponte tra generazioni, culture e sensibilità diverse”.
“La passione dei ragazzi di Studionovecento dà nuova vita a un grande classico e lo rende accessibile, vivo, attuale. Momenti come questi rafforzano la coesione sociale attraverso l’arte”, ha dichiarato Ugolini.
Lo spettacolo è gratuito e aperto a tutta la cittadinanza, un’opportunità per avvicinarsi a un’opera straordinaria attraverso la voce di chi rappresenta il futuro.