Matrimoni in calo e più civili che religiosi: cambiano le scelte dei giovani

Nel Veronese, tre coppie su quattro scelgono il rito civile. Tra crisi economica, secolarizzazione e timore del fallimento, le nozze religiose arretrano

matrimonio

Dal 2011, a Verona, i matrimoni civili hanno superato in modo definitivo quelli religiosi, segnando un cambio culturale profondo nelle scelte di vita delle nuove generazioni. Un trend che prosegue anche nel 2025 e che rispecchia quanto accade a livello nazionale e in tutto l’Occidente: meno cerimonie in chiesa, più unioni celebrate nei municipi, in contesti sempre più informali e spesso legati a un’idea pragmatica della relazione.

Nel primo semestre del 2025, il 75% delle nozze celebrate nella provincia scaligera sono state con rito civile. Un dato che colloca Verona tra le province venete con la percentuale più alta, anche se dietro a Belluno (79%), Rovigo (78%) e Venezia (77%). Solo Vicenza fa segnare numeri inferiori alla media. In Veneto, complessivamente, oltre il 74% dei matrimoni avviene senza passare per l’altare.

Le motivazioni di questo cambiamento sono molteplici. «La secolarizzazione è uno dei fattori principali», afferma don Enzo Bottaccini, referente della diocesi per la pastorale della famiglia. Ma non è l’unico: «C’è anche una paura crescente dell’altro, del legame stabile, del fallimento», sottolinea, spiegando come le esperienze negative vissute o osservate in ambito familiare abbiano reso i giovani più prudenti.

A pesare, inoltre, sono i costi di un matrimonio, che oggi in Italia si aggirano in media attorno ai 23mila euro, secondo i dati Istat del 2024. Una spesa importante, che spesso scoraggia le coppie più giovani, già messe alla prova da instabilità lavorativa, precarietà abitativa e difficoltà economiche. Tra le voci più onerose figurano fotografo, fiorista e abito da sposa, elementi considerati essenziali ma sempre meno accessibili.

Nel 2004 i matrimoni registrati a Verona erano stati 3.729, con meno del 40% civili. Nel 2019 erano scesi a 3.154, di cui il 62% civili. Un declino che ha continuato a manifestarsi anche nel quinquennio successivo, con un crollo ancora più marcato delle nozze religiose. Solo nel periodo immediatamente successivo al lockdown si è registrata una lieve inversione, poi subito riassorbita.

Il professor Marco Minozzo, docente di statistica all’università di Verona, evidenzia come questo fenomeno sia strettamente legato al cambiamento sociale e culturale degli ultimi decenni. «In tutto l’Occidente», osserva, «abbiamo assistito a un calo costante dei matrimoni e della natalità». E sebbene i due fenomeni siano intrecciati, non è semplice stabilire un rapporto di causa-effetto diretto.

Un elemento cruciale è l’innalzamento dell’età media del primo figlio, oggi intorno ai 32 anni, frutto di una serie di fattori: maggior livello d’istruzione, soprattutto femminile, maggiore difficoltà nel trovare lavoro stabile e sempre più tempo necessario per raggiungere un’autonomia economica. Il nostro Paese, del resto, è sceso sotto la soglia dei due figli per coppia già prima degli anni ’80, segno di un processo di lungo periodo.

La trasformazione della famiglia tradizionale si inserisce così in un contesto più ampio, dove la fede religiosa ha sempre meno peso nella vita delle persone. «Il calo della fede è innegabile», ribadisce don Bottaccini, «ma bisogna anche guardare con fiducia al futuro. La famiglia, in qualunque forma venga scelta, resta una risorsa fondamentale».

Minozzo sottolinea come l’andamento dei matrimoni nell’ultimo secolo abbia seguito un percorso chiaro, con un picco dopo la Prima guerra mondiale e un lento declino, interrotto solo dagli anni ’50. Oggi, al di là della forma scelta, si sposa meno, più tardi e con maggiore cautela, anche perché le relazioni vengono vissute in modo più fluido e meno vincolato a modelli imposti.

Nel frattempo, il rito religioso diventa una scelta consapevole e non più una consuetudine sociale, e chi lo sceglie lo fa cercando un significato spirituale profondo, più che un obbligo culturale. Tuttavia, per la maggioranza delle coppie, la preferenza va al rito civile, più semplice, economico e coerente con uno stile di vita meno legato alle istituzioni religiose.

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