Il divario tra la crescita dei prezzi e l’evoluzione delle retribuzioni sta riducendo in modo significativo la capacità di spesa degli italiani. La situazione risulta particolarmente critica a Verona, dove tra il 2016 e il 2025 il potere d’acquisto dei salari si è ridotto del 17,3%. Un dato che colloca la città tra le più penalizzate a livello nazionale, seconda soltanto a Bolzano.
Nel contesto regionale, il Veneto registra la peggiore performance d’Italia. In dieci anni, infatti, i salari sono aumentati solo del 4,5%, a fronte di un’inflazione complessiva del 21%. Il risultato è una perdita netta del 16,5% nella capacità di spesa. Anche regioni economicamente forti come Emilia-Romagna (-13,4%) e Lombardia (-12,6%) mostrano forti segnali di difficoltà, ma con impatti meno gravi rispetto al Nord-Est.
Nel dettaglio, Verona ha registrato un aumento degli stipendi di appena il 3,5%, mentre i prezzi al consumo sono cresciuti del 20,7%. Questo squilibrio si traduce in un costo aggiuntivo stimato di circa 3.000 euro all’anno per famiglia, solo per mantenere invariato il tenore di vita.
Dal punto di vista retributivo, la provincia di Verona si posiziona al trentesimo posto a livello nazionale. I quasi 350.000 lavoratori veronesi percepiscono in media uno stipendio lordo mensile di 1.865 euro, contro una media regionale di 1.884 euro. Padova e Vicenza superano i 1.950 euro, mentre Milano si conferma la città con le retribuzioni più alte del Paese (2.642 euro), seguita da Monza (2.189 euro) e Parma (2.123 euro).
Analizzando il calo del potere d’acquisto nelle principali città italiane, Verona figura al trentanovesimo posto tra i quaranta capoluoghi più colpiti. Solo Bolzano ha fatto peggio, con una perdita superiore al 20% in due anni. Bologna (-13,2%) e Milano (-12,5%) mostrano un impatto inferiore, mentre Roma registra una contrazione più contenuta (-7,3%).
A influire in maniera determinante su questi numeri sono le spese energetiche e alimentari. Dopo la crisi del gas tra 2022 e 2023, le bollette hanno subito rincari significativi. A questo si aggiunge l’aumento dei beni alimentari, che secondo dati Istat dal 2019 a luglio 2025 sono cresciuti del 30,1%, con picchi maggiori nei prodotti vegetali rispetto alle carni. Nel Nord-Est, gli aumenti sono risultati anche leggermente superiori alla media nazionale.
Le prospettive per i prossimi mesi non indicano un netto miglioramento. A Verona, l’inflazione attesa nel 2025 si attesta intorno al 2,4%, mentre la crescita salariale prevista non dovrebbe superare il 3,5%. In un quadro di rallentamento economico generale, questi valori non sembrano sufficienti per recuperare il potere d’acquisto perduto.
La tendenza osservata nel Nord Italia, e in particolare in Veneto, segnala un problema strutturale: l’incapacità dei salari di adeguarsi all’andamento del costo della vita. Un fenomeno che, se non affrontato con interventi mirati su retribuzioni, fisco e politiche energetiche, rischia di compromettere la tenuta dei consumi e l’equilibrio sociale.