Studentato di via Sacchi, il Miur boccia l’area: fondi Pnrr a rischio

Il ministero dell’Università respinge la classificazione come “brownfield”. Verona rischia di perdere i finanziamenti per la residenza da 139 posti

Studentato in via Sacchi

Nuovo stop al progetto dello studentato universitario in via Sacchi, quartiere Pindemonte, a Verona. Dopo l’approvazione in Consiglio comunale lo scorso luglio, arriva ora la bocciatura del Ministero dell’Università e della Ricerca, che mette in dubbio la compatibilità dell’area scelta con i requisiti previsti dal Pnrr.

Il nodo è la definizione di “brownfield”. Per accedere ai finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, le nuove residenze universitarie devono essere realizzate su terreni classificabili come ex siti industriali o commerciali dismessi. Secondo la nota ministeriale firmata dal commissario straordinario per gli alloggi universitari, Manuela Manenti, l’area di via Sacchi non rientra in questa categoria.

Il progetto del Comune prevede 139 nuovi posti letto per far fronte a un’esigenza crescente: gli studenti fuori sede a Verona sono aumentati del 16% in un anno, superando quota 6.400. Tuttavia, il ministero sottolinea che i segni di una passata attività di cava o la presenza di manufatti come una rampa in cemento non bastano a definire il terreno come brownfield.

Secondo il decreto ministeriale 481/2024, rientrano in questa categoria soltanto i terreni impermeabilizzati (come piazzali o parcheggi) o le aree già urbanizzate, dotate di reti idriche, fognarie, elettriche e del gas. Di conseguenza, il lotto di via Sacchi sarebbe assimilabile a un greenfield, ossia un terreno libero, con il rischio di esclusione dai fondi Pnrr.

La questione è delicata per l’amministrazione comunale. La vice sindaca Barbara Bissoli aveva difeso il progetto sostenendo che l’area non potesse essere considerata suolo vergine e che fosse quindi compatibile con i criteri del Pnrr. Ora, però, la posizione del ministero smentisce questa lettura e apre a nuovi scenari di incertezza.

Sul territorio non mancano le proteste dei residenti, che contestano la perdita dell’ultimo spazio verde del quartiere e temono un aumento del traffico. Dall’altra parte, l’urgenza di nuovi alloggi resta forte, con l’Università in crescita e una domanda di residenzialità sempre più pressante.

Per il momento, da Palazzo Barbieri non sono arrivate repliche ufficiali alla nota ministeriale. L’unica certezza è che la vicenda è tutt’altro che chiusa: senza una soluzione, Verona rischia di perdere i fondi europei per uno dei progetti considerati strategici nel piano di sviluppo cittadino.

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