Un’altra aggressione a un medico ha riacceso l’allarme sulla sicurezza negli ospedali. L’ultimo episodio si è verificato a Legnago, nel Veronese, dove una dottoressa è stata aggredita da un uomo in evidente stato di ubriachezza. L’uomo, portato al pronto soccorso, si è scagliato con violenza contro il personale sanitario, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
L’episodio ha spinto sindaci, autorità sanitarie e forze dell’ordine a confrontarsi sul tema, durante la riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata nei giorni scorsi dal Prefetto. Presenti all’incontro i primi cittadini di 31 comuni della pianura veronese, che hanno espresso forte preoccupazione per il ripetersi di questi episodi.
I sindaci al Prefetto: “Servono misure urgenti per tutelare i medici”
La richiesta unanime dei sindaci è chiara: servono più tutele per il personale sanitario, soprattutto nei pronto soccorso, dove si concentra il maggior numero di accessi critici, spesso legati a persone in stato di alterazione psico-fisica dovuta ad alcol o droghe.
Le aggressioni verbali e fisiche ai medici e agli infermieri sono in aumento, e secondo i rappresentanti dei comuni, non è più possibile ignorare il problema. A essere invocati sono interventi strutturati e sistemici, come presidi di polizia stabili negli ospedali, maggiori risorse per la sicurezza interna e nuovi protocolli per la gestione dei pazienti violenti.
La proposta della Provincia: “Pronto soccorso militare per chi è alterato da alcol o droghe”
Durante il vertice, il presidente della Provincia di Verona ha avanzato una proposta forte: “I pazienti alterati da alcol o sostanze devono essere gestiti con percorsi separati. Valutiamo anche un pronto soccorso militare o aree di cura protette per evitare rischi a medici, infermieri e agli altri pazienti”.
L’idea è quella di creare canali paralleli nei reparti d’emergenza, riservati a chi presenta comportamenti aggressivi o alterati, così da alleggerire la pressione sul personale e ridurre i rischi. Una proposta che, pur suscitando dibattito, ha raccolto il consenso di molti amministratori locali presenti.
Un fenomeno nazionale con numeri in crescita
Secondo i dati dell’Inail e delle organizzazioni sindacali di settore, le aggressioni nei confronti del personale sanitario sono ormai un’emergenza nazionale. La categoria più colpita è quella dei medici di pronto soccorso, seguita da infermieri e operatori socio-sanitari. Molti episodi restano non denunciati, ma il fenomeno è diffuso e in preoccupante crescita.
L’Ordine dei Medici e le sigle sindacali sanitarie continuano da tempo a chiedere maggiore vigilanza, sanzioni più severe e l’adozione di sistemi di allerta immediata, come i pulsanti di emergenza, nei reparti a rischio.
Il prossimo passo: un tavolo permanente sulla sicurezza negli ospedali
L’incontro al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica potrebbe essere il punto di partenza per la creazione di un tavolo di lavoro permanente, che riunisca Prefettura, amministrazioni locali, Ulss, forze dell’ordine e rappresentanti del mondo sanitario.
La sicurezza degli operatori sanitari non può più essere trattata come un’emergenza occasionale, ma deve diventare parte integrante delle politiche sanitarie locali. Il confronto tra enti si concentrerà anche su formazione specifica per la gestione dei pazienti difficili, interventi normativi e investimenti tecnologici.