In Veneto, nei primi sette mesi del 2025, si sono registrati 63 decessi legati a infortuni sul lavoro, con un aumento del 70,3% rispetto allo stesso periodo del 2024. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, che lancia un appello urgente: serve più formazione e una strategia efficace per prevenire tragedie sul posto di lavoro.
A lanciare l’allarme è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio, che commenta: “Solo una formazione efficace e investimenti concreti nella tutela dei lavoratori possono invertire la rotta. La crescita delle morti sul lavoro è un dato inaccettabile”.
Veneto in zona arancione: rischio superiore alla media nazionale
Secondo la mappatura regionale del rischio elaborata dall’Osservatorio Vega, il Veneto si conferma in zona arancione, ovvero con un indice di mortalità sul lavoro superiore alla media nazionale. A fine luglio, l’incidenza di infortuni mortali nella regione è pari a 19,3 decessi per milione di occupati, rispetto alla media nazionale di 18,3.
Le province con le situazioni più critiche sono:
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Rovigo: indice 30,1 (zona rossa)
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Vicenza: indice 23,1 (zona rossa)
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Verona: indice 20,7 (zona arancione)
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Venezia: indice 19,0 (zona arancione)
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Padova: indice 18,0 (zona gialla)
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Treviso: indice 14,9 (zona gialla)
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Belluno: indice 11,1 (zona bianca)
Verona prima per decessi e denunce di infortunio
Verona conquista un triste primato: con 16 vittime totali (9 in occasione di lavoro), la provincia scaligera è la più colpita in termini assoluti, seguita da:
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Padova (12 vittime)
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Vicenza e Venezia (11)
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Treviso (9)
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Rovigo (3)
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Belluno (1)
In termini di denunce di infortunio totali, Verona è ancora prima in Veneto con 8.457 casi, seguita da Padova (8.382) e Vicenza (7.910). Il totale delle denunce regionali ha superato quota 42.431, in lieve aumento rispetto al 2024 (erano 41.921).
I settori più colpiti: manifattura e costruzioni in cima alla lista
Tra i settori lavorativi, il manifatturiero continua ad essere quello con il maggior numero di infortuni in occasione di lavoro, con 7.699 denunce. Seguono:
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Costruzioni: 2.651 denunce
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Commercio: 2.339
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Trasporti e magazzinaggio: 2.074
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Sanità: 1.942
Settori ad alto rischio che richiedono interventi urgenti in termini di prevenzione e formazione specifica.
Infortuni e decessi per genere e nazionalità
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Le donne lavoratrici hanno presentato 14.256 denunce (11.285 in occasione di lavoro)
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Gli uomini 28.175 (24.648 in occasione di lavoro)
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Sono 4 le donne decedute da gennaio a luglio (2 in occasione di lavoro, 2 in itinere)
Significativo anche il dato sui lavoratori stranieri:
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11.155 denunce totali (9.369 in occasione di lavoro)
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25 i lavoratori stranieri deceduti, di cui 17 in occasione di lavoro
Questi numeri evidenziano un’esposizione maggiore delle persone migranti ai rischi professionali, dovuta spesso a condizioni di impiego precarie, ruoli più pericolosi e una formazione non sempre adeguata.
Un appello alla responsabilità: la sicurezza non è un’opzione
“L’immagine è drammatica per i lavoratori che affrontano ogni giorno rischi troppo spesso sottovalutati”, afferma Rossato, chiedendo maggiore impegno da parte delle imprese, delle istituzioni e degli enti preposti.
Concludendo, l’Osservatorio Vega sottolinea che le morti sul lavoro non sono mai eventi inevitabili, ma spesso la conseguenza di negligenze, ritardi, formazione insufficiente e mancanza di prevenzione.