Una novità importante per la mobilità pubblica a Verona e provincia: da lunedì 1° settembre 2025, gli abbonati Atv possono richiedere la tessera “alias”, che consente di viaggiare con il nome d’elezione al posto di quello anagrafico. Un passo concreto verso maggiore inclusività e rispetto delle identità di genere, voluto dall’amministrazione comunale e inserito nel percorso dell’azienda di trasporti per ottenere la certificazione per la parità di genere.
Come funziona la tessera “alias”
La procedura è semplice e gratuita: ci si reca in biglietteria, si compila l’apposito modulo e si ottiene la nuova card, valida per cinque anni e compatibile con tutte le tipologie di abbonamento. Sul fronte compare il nome scelto dall’utente, mentre i dati anagrafici restano registrati nel sistema informatico, così da garantire la regolarità in caso di controlli e per gli adempimenti fiscali.
Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela della privacy, per evitare situazioni di disagio sia per chi attiva un nuovo abbonamento sia per chi sostituisce quello già in uso.
Al momento, la tessera può essere richiesta esclusivamente nella biglietteria Atv di Piazza Simoni a Verona, ma a breve il servizio sarà esteso anche agli sportelli di Verona Porta Nuova, Garda, Legnago e San Bonifacio. Per informazioni, è disponibile l’indirizzo email: info@atv.verona.it.
Il sostegno delle associazioni
L’iniziativa è stata accolta con favore dalle associazioni del territorio. Agedo Verona e Pianeta Milk Arci-Arcigay hanno parlato di «un passo significativo nella transizione sociale delle persone transgender e non conformi al genere assegnato alla nascita», sottolineando come l’abbonamento alias permetta «di essere riconosciuti per quello che si è, senza vivere situazioni di disagio o discriminazione».
La presidente di Agedo Verona, Marina Melotti, ha ringraziato Atv e Comune per «un gesto di inclusione e rispetto, frutto anche del lavoro svolto insieme al tavolo delle associazioni LGBTQIA+».
Un esempio di inclusione concreta
La tessera alias rappresenta dunque non solo una novità tecnica, ma anche un segnale sociale forte, che punta a migliorare la quotidianità delle persone transgender e non binarie. Le associazioni auspicano che l’iniziativa possa diventare un modello replicabile anche in altre città italiane.
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