Arrestata per droga, non per l’inganno su una chat d’incontri

Una donna finisce in manette a Verona: si presentava come una modella online ma vendeva cocaina a un giovane

Carabinieri

Una vicenda intricata e sorprendente si è conclusa con l’arresto di una donna straniera di 31 anni nel Veronese. Dietro a un profilo di un’affascinante modella su una chat di incontri, si nascondeva un’attività ben diversa dal semplice servizio di compagnia: lo spaccio di cocaina. Non è stato l’inganno sull’aspetto a portarla in carcere, ma la droga che portava con sé.

I fatti si sono svolti domenica scorsa, in una cittadina dell’Est Veronese. Un giovane, solo in casa, ha contattato un profilo online, attirato dalla fotografia di una ragazza molto attraente. Dopo aver concordato la prestazione e il prezzo, il ragazzo ha avanzato una richiesta aggiuntiva: una piccola quantità di cocaina, per un valore di 50 euro.

La svolta inaspettata: l’arrivo dei genitori

La donna, di corporatura robusta, è arrivata all’indirizzo concordato con la droga in borsa. Ma proprio nel momento cruciale, il rientro a casa dei genitori del ragazzo ha scatenato il caos. La loro scoperta ha portato a una furiosa lite, culminata con la chiamata ai carabinieri.

Le forze dell’ordine, giunte sul posto, hanno ascoltato le testimonianze e acquisito gli screenshot dei messaggi scambiati tra i due. Su disposizione del magistrato, la 31enne è stata arrestata. All’interno della sua borsetta, oltre alla dose richiesta, sono stati trovati altri cinque grammi di polvere bianca, che la donna ha tentato di spacciare per un “medicamento per la pelle” durante il processo per direttissima. Una versione ritenuta poco credibile.

Il processo e le conseguenze

Ieri mattina, la donna è comparsa in tribunale, accusata di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente. Il giudice ha convalidato l’arresto, e la mancanza di una residenza fissa in Italia ha reso inevitabile la detenzione. Il processo è stato rinviato al 10 dicembre, con il suo legale che ha chiesto un termine per preparare la difesa. La vicenda mette in luce i rischi e gli inganni che si celano dietro l’uso di certe app, dove la realtà può essere molto diversa da ciò che appare.

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