Il mercato del lavoro veneto continua a fare i conti con una delle sfide più critiche degli ultimi anni: la carenza di operai specializzati. Secondo i dati raccolti dall’ufficio studi della Cgia di Mestre su base Unioncamere e Ministero del Lavoro (Sistema Informativo Excelsior 2024 e trimestre agosto-ottobre 2025), in media quattro aziende italiane su dieci non riescono a coprire le posizioni richieste.
La situazione in Veneto è ancora più complessa: il 51,5% degli imprenditori ha segnalato difficoltà nel reperire personale qualificato, un dato che colloca la regione tra le più in sofferenza, subito dopo Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Umbria.
Il quadro in Veneto e a Verona
Analizzando le province, emergono differenze significative:
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Belluno è la più penalizzata, con il 55,8% di imprese in difficoltà, sesta a livello nazionale.
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Seguono Rovigo (54,4%), Padova (54%), Vicenza (53,9%) e Treviso (53,4%).
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Verona si colloca penultima in Veneto, con il 49,2%, e 61ª in Italia.
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Chiude la graduatoria Venezia con il 47,1%.
Pur posizionandosi meglio rispetto ad altri territori, anche l’area scaligera mostra criticità rilevanti nel reclutare carpentieri, fresatori, saldatori e operatori di macchine a controllo numerico, figure considerate strategiche per il comparto produttivo locale.
Settori più colpiti
La difficoltà è trasversale ma riguarda in particolare due macro-settori:
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Edilizia: mancano carpentieri, gruisti, ponteggiatori, pavimentatori e piastrellisti, con cantieri rallentati dalla scarsità di personale.
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Manifatturiero e metalmeccanico: emergono carenze nelle filiere del legno (ebanisti e restauratori), del tessile-abbigliamento (modellisti e cucitori) e soprattutto della meccanica, dove servono tornitori, fresatori, saldatori certificati e tecnici di montaggio.
Le cause del divario
La Cgia evidenzia più fattori alla base del fenomeno:
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Denatalità e invecchiamento della popolazione, che riducono la platea dei candidati disponibili.
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Gap formativo tra le competenze insegnate a scuola e quelle richieste dalle imprese.
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Nuove priorità generazionali: i giovani sono meno propensi ad accettare lavori fisicamente impegnativi o con orari gravosi, preferendo occupazioni che garantiscano maggiore equilibrio tra vita privata e professionale.
Un mix che, secondo gli analisti, rende sempre più difficile convincere i lavoratori ad abbracciare mestieri manuali e specialistici, nonostante la forte domanda da parte delle imprese.