Cornacchie che si posano sulle antenne dei tetti, germani reali che nuotano nella fontana di piazza Bra, gabbiani che si radunano sul parapetto del lungadige Galtarossa. Sono solo alcune delle immagini che raccontano come la città sia diventata un nuovo habitat per l’avifauna. Verona, infatti, non ospita solo colombi o passeri, ma almeno 90 specie di uccelli nidificanti, secondo il censimento realizzato dai volontari di Birdwatching Verona.
Un Atlante urbano degli uccelli
Dal 2021 al 2023 l’associazione ha monitorato il territorio cittadino, suddiviso in 142 celle da un chilometro quadrato, dai confini con l’autostrada A4 fino alle prime colline a nord. Il progetto porterà alla pubblicazione di un Atlante degli uccelli nidificanti in città, uno strumento che fotografa la biodiversità urbana e il suo rapporto con l’ambiente antropizzato.
Specie comuni e nuove presenze
Tra le specie più diffuse c’è il merlo, presente in tutte le aree esaminate grazie alla sua adattabilità a parchi e giardini. Frequente anche il colombaccio, ormai comune ovunque tranne che nel cuore del centro storico, insieme a cinciallegre, capinere, tortore dal collare, gazze e cornacchie. Non mancano uccelli sociali come lo storno, o specie dal canto inconfondibile come il verzellino.
Dal 2018 si è affermato anche il gabbiano reale, che ha iniziato a nidificare sui tetti cittadini, diventando in pochi anni molto presente senza creare particolari danni: la sua forza è la dieta onnivora e la grande capacità di adattamento.
Rarità e avvistamenti particolari
Accanto alle specie più comuni, il censimento ha registrato anche presenze rare:
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la ghiandaia marina, migratore transahariano dai colori vivaci, avvistata tra San Michele e San Martino;
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il merlo acquaiolo, che ha nidificato nei pressi della diga del Chievo;
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il cannareccione, che nel 2023 ha scelto il Giarol Grande per costruire il nido.
Tra i rapaci, si segnala il gheppio, che sfrutta i manufatti storici come Castelvecchio, le mura comunali o i campanili per nidificare. Le civette invece prediligono la vita notturna, cacciando nelle ore buie e riposando di giorno in zone riparate.
La città come ecosistema
Secondo i naturalisti, gli ambienti urbani favoriscono le specie più opportuniste e generaliste, mentre quelle più specializzate faticano a trovare spazio. I rondoni, ad esempio, hanno visto ridursi i siti di nidificazione a causa delle nuove costruzioni prive di cavità. Altre specie come i germani reali si sono invece spinti fino a fontane e parchi cittadini, lontano dal fiume.
Convivenza e buone pratiche
Gli esperti ricordano che anche i cittadini possono contribuire alla tutela dell’avifauna, ad esempio installando mangiatoie in inverno, evitando però di fornire cibo salato o poco adatto come pane e patatine. In primavera, invece, è preferibile non alimentare gli uccelli, per non alterare le loro abitudini naturali.