Carceri del Triveneto in crisi: assegnate solo 30 unità, Montorio ne richiede 80

Le sigle sindacali della polizia penitenziaria denunciano una grave carenza di organico negli istituti del Triveneto. Appello urgente per rinforzi e una revisione delle assegnazioni

Situazione critica negli istituti penitenziari del Triveneto, dove l’ultima assegnazione di agenti della polizia penitenziaria è stata definita “irrisoria” dai sindacati del settore. Con appena 30 nuove unità distribuite sull’intero distretto al termine del 185° corso di formazione, la risposta dello Stato viene giudicata insufficiente rispetto alle esigenze reali, in particolare per strutture come quella di Montorio, dove servirebbero almeno 80 agenti aggiuntivi solo per garantire la copertura minima dei servizi.

A lanciare l’allarme sono sei sigle sindacali di categoria – Sappe, Sinappe, Osapp, Uilpa, Uspp e Fns-Cisl – che hanno sottoscritto una nota congiunta in cui si denuncia la cronica sotto-dotazione di personale che da anni affligge le carceri dell’area. Una carenza aggravata da nuove aperture di reparti, ristrutturazioni degli istituti e dall’introduzione di turni su tre quadranti da otto ore, che richiedono una presenza costante e più articolata degli agenti.

“Le piante organiche sono state aggiornate, ma rimangono inapplicate”, si legge nel comunicato, che descrive una realtà fatta di istituti al collasso, agenti esausti e diritti negati, come quello alla mobilità professionale. Le organizzazioni sindacali chiedono un intervento immediato e strutturale, con l’assegnazione urgente di almeno 200 unità in più per l’intero Triveneto.

Le richieste delle sigle sindacali

I sindacati pongono tre richieste principali alle istituzioni:

  • Un’integrazione immediata di almeno 200 agenti nel distretto;

  • Una revisione profonda dei criteri di assegnazione, che tenga conto della situazione reale delle carceri e non di “logiche incomprensibili”;

  • L’apertura di un tavolo di confronto nazionale e regionale, che dia priorità alle zone più in sofferenza, come Montorio.

“Non è più tempo di attese”, affermano i firmatari, pronti a mettere in campo tutte le azioni necessarie per tutelare il personale e garantire il funzionamento dei servizi. Il silenzio istituzionale – avvertono – non è più tollerabile.

La denuncia sottolinea anche il paradosso tra la riorganizzazione formale delle piante organiche e la loro mancata attuazione concreta, evidenziando come la discrepanza tra numeri teorici e risorse effettive stia spingendo l’intero sistema penitenziario regionale verso una crisi di tenuta.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Altre notizie