Matrimoni in calo nel Veronese: boom di nozze civili e sposi sempre più maturi

Nel 2023 celebrate meno funzioni rispetto al 2013. Aumentano le convivenze, cala l’interesse degli stranieri

In dieci anni il numero dei matrimoni celebrati nella provincia di Verona è diminuito del 6,6%, seguendo un trend che interessa l’intero Paese. Nel 2013 erano 3.368 le cerimonie registrate, scese a 3.147 nel 2023, secondo i dati forniti da Istat. Una flessione costante, che riflette l’evoluzione dei costumi sociali: cresce la scelta della convivenza, aumenta l’età media degli sposi e si registra una netta preferenza per le nozze civili rispetto a quelle religiose.

Nel panorama regionale il Veronese si conferma leader per numero assoluto di unioni, ma anche qui la crisi dei fiori d’arancio si fa sentire. Se da un lato si registra un leggero calo complessivo in Veneto (da 14.570 a 14.368 celebrazioni), dall’altro si evidenzia una trasformazione nel modo in cui le coppie scelgono di sposarsi. Nel 2023 il 68,1% dei matrimoni nella provincia di Verona è stato celebrato civilmente, a fronte del 31,9% officiato da un sacerdote. Un’inversione rispetto al 2013, quando la maggioranza delle nozze avveniva ancora in chiesa (54,3%).

Sempre più coppie decidono di dire “sì” davanti al sindaco, scegliendo contesti istituzionali o location storiche e suggestive. A Verona città, ad esempio, delle 746 unioni registrate nel 2023, ben 498 sono state celebrazioni civili, spesso ambientate in luoghi iconici come il castello di Montorio, la casa di Giulietta o il museo degli Affreschi. Un’offerta diversificata e in crescita, soprattutto sul lago di Garda e in altre mete turistiche, che però hanno visto diminuire l’afflusso di coppie straniere.

Località come Malcesine, Torri del Benaco e Bardolino, un tempo molto ambite per i destination wedding, hanno subito forti cali. A Malcesine, ad esempio, i matrimoni sono passati da 347 a 153 in un decennio. In parte, il fenomeno si spiega con la concorrenza di nuove mete italiane come la Puglia, la Liguria o la Sicilia, sempre più scelte da coppie straniere e celebri per il giorno del sì.

Cambia anche il profilo degli sposi: l’età media si alza sensibilmente. Nel 2023, secondo Istat, i coniugi arrivano all’altare in media a 41 anni e tre mesi, contro i 36 anni e otto mesi del 2013. Il dato comprende anche chi è al secondo matrimonio, una fetta in aumento: le seconde nozze sono passate da 658 a 866 in dieci anni. Parallelamente, scende la quota di coppie con almeno uno sposo straniero, passata dal 29,6% al 23,8%.

Un altro cambiamento rilevante riguarda la gestione patrimoniale: sempre più coppie optano per la separazione dei beni. Se nel 2013 il regime di comunione era scelto nel 33,8% dei casi, nel 2023 è sceso al 27,7%. Una scelta spesso motivata da prudenza e tutela individuale, soprattutto in un contesto dove la stabilità economica e personale arriva più tardi.

Alcune aree della provincia, tuttavia, mostrano un’inversione di tendenza. A Cerea i matrimoni sono cresciuti da 39 a 84, a Lavagno da 19 a 36, a Legnago da 63 a 77. Quasi stabili invece i numeri nei grandi centri come Villafranca, San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo.

Il calo delle cerimonie religiose si bilancia in alcune comunità con numeri ancora equilibrati. A Bovolone nel 2023 le nozze religiose e civili sono state pari (23 ciascuna su 46 totali), mentre a Marano di Valpolicella e Monteforte d’Alpone prevale ancora la scelta della chiesa. Il primato delle celebrazioni cattoliche spetta a Sant’Ambrogio di Valpolicella, con 45 matrimoni religiosi su 72 totali, in parte grazie all’attrattiva storica della pieve di San Giorgio.

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6 mesi fa

Le coppie convivono, al matrimonio non ci crede più nessuno…solo sperpero si soldi, prima e, dopo per separarsi…

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