La cerimonia si è svolta ieri mattina nell’ufficio del presidente del Tribunale, Ernesto D’Amico, alla presenza del presidente della sezione penale Raffaele Ferraro e dei colleghi della Procura. A darle il benvenuto, un messaggio intenso e diretto del procuratore Raffaele Tito, che ha definito la sua nomina una «scelta coraggiosa e determinata in un momento difficile per la magistratura».
«Magistratura con le unghie spuntate»: la denuncia di Tito
Nel suo intervento, Tito ha sottolineato con chiarezza le criticità che attraversano oggi la giustizia italiana, e in particolare il lavoro delle Procure: «Si chiede molto, ma si offre poco: mancano personale, mezzi e strutture, e il clima è spesso ostile», ha dichiarato. La metafora delle «unghie spuntate» fotografa la crescente difficoltà di operare con efficacia, in un sistema appesantito anche dal rischio di procedimenti disciplinari e da pressioni esterne.
Tuttavia, Tito ha riconosciuto nella dottoressa Caccamo l’esperienza e il carattere necessari per affrontare queste sfide: «Non hai avuto paura, anzi intendi affrontare questo incarico con passione e coraggio». Una doppia cifra, quest’ultima, che ha rappresentato il filo conduttore dell’intero discorso.
Una carriera tra Procure, giudizi e Appello
Rita Caccamo torna a Verona dopo un lungo percorso professionale iniziato in Procura a Monza nel 1993, che l’ha poi vista impegnata come giudice a Bergamo e Verona, fino al più recente ruolo di sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Brescia. Un ritorno accolto con entusiasmo dai colleghi del passato e dai nuovi compagni di lavoro, riunitisi per un brindisi nei corridoi del Palazzo di giustizia.
L’invito all’azione: «Non un tramite, ma motore delle indagini»
Nel suo discorso, Tito ha anche rivolto un chiaro invito alla proattività investigativa: «Non essere solo un tramite tra il pubblico ministero e il giudice – ha detto – ma guida, ascolto, organizzazione e impulso». Ha poi ricordato come il ruolo del pm sia un “avamposto della giustizia”, chiamato a garantire non solo legalità, ma anche equilibrio e autonomia nel sistema democratico.
Un messaggio di valore anche alla luce del dibattito parlamentare in corso sul disegno di legge di riforma costituzionale, che potrebbe ridefinire le funzioni del pubblico ministero e dell’ordinamento giudiziario. «Difendere oggi l’indipendenza è un atto di responsabilità verso la Costituzione e verso i cittadini», ha aggiunto il procuratore capo.
«Le idee restano»: il saluto con le parole di Falcone
Nel concludere, Tito ha citato Giovanni Falcone, esortando la nuova procuratrice aggiunta a lasciare un’impronta profonda non solo nei procedimenti penali, ma anche nell’ambiente umano e professionale: «Le idee continuano a camminare sulle gambe di altri uomini – ha detto – lascia qualcosa di duraturo, che vada oltre un singolo processo».