Maxi impianto di accumulo tra Sona e Bussolengo, scatta l’allarme Pd: “Serve confronto con il territorio”

Bigon, Luisetto e Zottis chiedono trasparenza e dialogo sul progetto da 7,4 ettari che prevede batterie ad alto rischio ambientale

Anna Maria Bigon

L’ipotesi di realizzare uno dei più grandi impianti di accumulo elettrico del Nord Italia tra Sona e Bussolengo accende il dibattito politico e solleva timori tra cittadini, comitati e realtà locali. A esprimere forte preoccupazione è la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che ha presentato un’interrogazione urgente in Consiglio, firmata anche da Chiara Luisetto e Francesca Zottis, per chiedere trasparenza, partecipazione e misure compensative.

Nessun confronto con il territorio: l’autorizzazione bypassa gli enti locali

Al centro della contestazione vi è l’assenza di un confronto pubblico. Secondo quanto denunciato dalle esponenti PD, l’iter autorizzativo in corso permette al ministero dell’Ambiente di procedere senza il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali, dei portatori di interesse o dei cittadini.

Non è stato dato modo a nessuno di esprimersi, dai Comuni di Sona e Bussolengo, alle aziende agricole e produttive, fino alle associazioni e ai residenti”, ha dichiarato Bigon. Un’esclusione che rischia di alimentare tensioni e rallentamenti, soprattutto alla luce delle criticità ambientali e paesaggistiche che il progetto solleva.

Un impianto da 7,4 ettari in area agricola: rischi ambientali e sicurezza sotto osservazione

Secondo il testo dell’interrogazione, l’impianto occuperà circa 7,4 ettari di terreno agricolo, determinando un consumo di suolo irreversibile e modificando in modo sostanziale l’identità rurale dell’area. Ma a destare maggiori preoccupazioni è la tipologia delle tecnologie previste, ovvero container contenenti batterie BESS (Battery Energy Storage Systems).

Tra i rischi ambientali e di sicurezza evidenziati:

  • Possibilità di thermal runaway, ovvero reazioni incontrollate che possono sfociare in incendi o esplosioni con rilascio di gas tossici

  • Presenza di elettroliti infiammabili in quantità potenzialmente superiore ai limiti della Direttiva Seveso III, che imporrebbe un aumento delle misure di sicurezza

  • Gestione critica delle acque di spegnimento in caso d’incendio, con rischio di contaminazione da metalli pesanti e sostanze tossiche

  • Inquinamento acustico generato dai moduli di accumulo

  • Aumento del traffico pesante per circa due anni durante la fase di costruzione

La richiesta al governo regionale: “Subito un tavolo con tutti gli attori coinvolti”

Le consigliere dem sollecitano l’assessore regionale all’Ambiente ad attivarsi “con la massima urgenza” per aprire un confronto strutturato sul progetto, convocando un tavolo tecnico-politico che coinvolga:

  • Regione Veneto

  • Provincia di Verona

  • Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

  • Comune di Sona

  • ARPAV

  • Vigili del Fuoco

  • Rappresentanti di comitati, associazioni e realtà economiche locali

Obiettivo del tavolo sarebbe presentare pubblicamente i dettagli del progetto, illustrarne modalità e tempi di realizzazione, ed esplorare soluzioni di compensazione ambientale e sociale per mitigare gli impatti dell’opera.

Un nodo politico e ambientale da sciogliere

La questione solleva il più ampio tema della transizione energetica e del ruolo del territorio nella gestione dei progetti strategici nazionali. Se da un lato gli impianti di accumulo rappresentano un’infrastruttura essenziale per stabilizzare la rete e favorire l’integrazione delle rinnovabili, dall’altro emergono preoccupazioni legittime sui costi ambientali e sociali, soprattutto quando la progettazione avviene in assenza di dialogo pubblico.

Le consigliere Pd ribadiscono la necessità di coinvolgere le comunità locali fin dalle fasi preliminari, non solo per garantire trasparenza, ma anche per costruire consenso attorno a scelte energetiche che avranno effetti profondi e duraturi sul paesaggio e sulla qualità della vita.

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