Mattia e il suo sogno spezzato: «Lo immaginavamo ingegnere, amava i motori»

Il 20enne veronese sognava una carriera nella meccanica: sarebbe dovuto entrare in un percorso tecnico d’eccellenza. È morto in moto poche ore prima dell’esame di ammissione

Avrebbe dovuto sostenere la prova d’ammissione proprio la mattina del 9 luglio, per accedere al corso di alta formazione in automazione, meccatronica e robotica industriale dell’Istituto Guglielmo Marconi di Rovereto. Ma il destino ha interrotto il sogno di Mattia Carfioli, 20 anni, il giorno prima, quando la sua moto si è scontrata con un’auto sulla Gardesana, a pochi chilometri da casa.

Un ragazzo determinato, appassionato di motori, studioso e capace, come lo descrivono insegnanti e amici. Mattia si era diplomato nel 2024 con 84/100, aveva iniziato un percorso in Ingegneria del veicolo a Modena, per poi decidere di orientarsi verso una formazione più pratica, ma sempre legata alla sua più grande passione: la meccanica.

«Era una mente brillante, responsabile, con una grande ricchezza interiore», racconta Claudio Riccadonna, professore di lettere che l’ha seguito nel triennio. «Amava approfondire ogni argomento, anche in ambito umanistico. Era uno di quei rari studenti che imparano a memoria citazioni, versi poetici. Era davvero un ragazzo speciale».

La preside dell’istituto Marconi, Daniela Depentori, lo ricorda come uno studente esemplare. «Lo avevamo sentito pochi giorni fa per i dettagli dell’esame d’accesso. Era entusiasta. Durante la quarta superiore aveva fatto un periodo di alternanza scuola-lavoro alla Dana, ed era stato molto apprezzato anche lì».

Nelle ultime settimane aveva iniziato a lavorare nella macelleria Sartori Carni di Magugnano, a Brenzone. Lunedì 7 luglio era il suo giorno libero. Il giorno successivo avrebbe dovuto affrontare la prova per dare forma concreta a un progetto che coltivava da anni.

Sui social, i suoi amici hanno pubblicato decine di storie con foto di moto, cuori e colombe bianche.

Gli amici lo vedevano già ingegnere, qualcuno specializzato in progettazione, qualcun altro in pista. Amava anche il simulatore di guida e i videogiochi di simulazione, strumenti che gli permettevano di immaginarsi in un futuro professionale legato ai motori. «Era bravissimo con la meccanica, ci sembrava naturale vederlo in quel mondo», raccontano.

Oggi, al posto di una prova d’ammissione, resta il vuoto di un sogno interrotto troppo presto, e il ricordo vivo di chi vedeva in Mattia non solo un futuro tecnico, ma una persona con una profonda umanità.

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