Baby gang Qbr, tre assoluzioni per spaccio: «il fatto non sussiste»

Il Tribunale riconosce l'assenza di prove concrete. Gli imputati assolti con formula piena

Questura e Tribunale Verona

Assoluzione piena per tre giovani imputati nel processo alla cosiddetta baby gang Qbr, accusati di spaccio e detenzione di hashish. Il Tribunale ha stabilito che «il fatto non sussiste», accogliendo le tesi difensive che hanno evidenziato la totale mancanza di riscontri oggettivi a supporto delle accuse.

Durante il processo, celebrato davanti al collegio presieduto dalla giudice Alessia Silvi, è emersa una distanza tra gli spunti investigativi e i fatti effettivamente accertati. I legali degli imputati hanno sottolineato l’assenza di intercettazioni dirette, servizi di osservazione o prove concrete che potessero attribuire agli assistiti un ruolo nella presunta attività di spaccio.

L’avvocato Matteo Destri ha rilevato che il numero di telefono del suo assistito non compariva mai nelle intercettazioni, e che lo stesso non fu mai oggetto di attività di pedinamento o osservazione da parte della polizia giudiziaria. Analogamente, l’avvocato Alessandro Favazza ha contestato l’impostazione dell’accusa, ricordando che l’indagine si era basata solo su deduzioni tratte da conversazioni telefoniche tra terze persone in cui si parlava genericamente di denaro, senza alcun riferimento diretto a stupefacenti.

L’avvocato Luca Bertoldi ha inoltre evidenziato come la quantità contestata fosse minima, a conferma della debolezza dell’impianto accusatorio, mentre nel caso dell’imputato difeso da Giacomo Giulianelli è stato determinante il riconoscimento errato della persona coinvolta in uno scambio di droga. In particolare, Ion Buzila ha negato categoricamente che l’imputato Issam gli avesse mai portato una dose mentre si trovava agli arresti domiciliari, spiegando che il ragazzo ripreso dalle telecamere durante la perquisizione del 21 aprile 2022 non era lui, bensì un minorenne presente nei dintorni.

Le dichiarazioni di Buzila, rilasciate con l’assistenza legale, hanno contribuito a smontare definitivamente l’impianto accusatorio, già indebolito dalla scarsità di elementi oggettivi. Il giovane ha raccontato il proprio percorso di reinserimento, il lavoro svolto in carcere e il riconoscimento della sua buona condotta da parte del Tribunale di Sorveglianza, che gli ha concesso la libertà anticipata.

 

I tre imputati non hanno scelto riti alternativi, affrontando il processo a viso aperto e ottenendo l’assoluzione con formula piena. La sentenza evidenzia ancora una volta l’importanza di fondare le accuse penali su elementi concreti e verificabili, soprattutto quando si tratta di giovani coinvolti in contesti difficili, dove il rischio di errori investigativi è elevato.

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