Settantadue giorni di attesa, angoscia e domande senza risposta. È il tempo trascorso dalla scomparsa di Clara Rossignoli, l’anziana di Porto di Legnago scomparsa misteriosamente l’8 aprile. Le indagini proseguono, ma la verità tarda ad arrivare, lasciando la famiglia sospesa in un dolore silenzioso e crescente. La figlia Marta Nardo ha rilanciato un appello pubblico, chiedendo che non si spenga l’attenzione sul caso: «Non dimenticate mia madre. È passato troppo tempo, e non sappiamo ancora nulla».
Quel giorno, secondo gli inquirenti, sarebbe scoppiata una lite nell’abitazione della donna, innescata da questioni economiche legate a una bolletta non pagata, che avrebbe causato l’interruzione della corrente elettrica. In casa con Clara c’erano il nipote Mattia Nascimben e l’ex compagna Erica Chiarion, entrambi oggi indagati per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. La Procura di Verona, sotto la direzione dei pm Silvia Facciotti e Maria Federica Ormanni, coordina un’inchiesta che si fa ogni giorno più complessa.
Il cellulare dell’anziana risulta spento dal 9 aprile, mentre nei luoghi che frequentava abitualmente, come un bar e un tabacchino nel centro della frazione, non è stata più vista fin dalla sera dell’8. Questo dato, insieme al fatto che la denuncia di scomparsa è stata presentata solo il 14 aprile dalla figlia Marta, e non da chi viveva con la donna, ha fatto emergere pesanti sospetti.
Le operazioni di ricerca si sono concentrate sull’abitazione, ma anche lungo l’argine e il fiume Adige, distante pochi metri dalla casa, grazie all’intervento del Nucleo operativo di Legnago, alla scientifica di Verona e ai Vigili del fuoco. Nessuna traccia utile, finora. Tuttavia, elementi rilevanti sono emersi da un furgone riconducibile a un uomo legato sentimentalmente a Chiarion e presente la sera della lite: due tracce biologiche sono state prelevate, tra cui una macchia di sangue. Da fine maggio è in corso un accertamento tecnico irripetibile, di cui si attendono gli esiti per verificare se il sangue sia di Clara.
I due indagati si dichiarano estranei ai fatti, mentre il proprietario del furgone sostiene di essere uscito durante una lite verbale e di aver trovato la situazione “già risolta” al suo ritorno. Ma l’assenza di un corpo, unita al silenzio improvviso della pensionata, alimenta il sospetto che Clara non sia più viva.
Una comunità scossa attende risposte. Nel frattempo, le indagini continuano e la famiglia, con dolore e determinazione, chiede solo che si scopra la verità e si restituisca dignità a Clara.