Sanità veneta, crollano le liste d’attesa: -97% per alcune prestazioni in due anni

Il piano straordinario avviato dalla Regione ha portato risultati concreti. Zaia: «Un successo costruito con squadra, fondi e programmazione mirata»

Luca Zaia

Risultati straordinari per la sanità del Veneto, dove in meno di due anni le liste d’attesa hanno subito un drastico ridimensionamento. Lo confermano i dati ufficiali resi noti da Palazzo Balbi, presentati dal presidente Luca Zaia e dall’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, nel corso di un punto stampa tenutosi l’11 giugno.

Il confronto tra maggio 2023 e maggio 2025 mostra un calo significativo su tutte le classi di priorità. Le prestazioni urgenti da erogare entro 10 giorni sono passate da 502 a zero; quelle entro 30 giorni da 82.211 a 2.202 (-97%) e le visite entro 60 giorni da 74.489 a 5.304 (-93%). In particolare, la classe D (differibile) è scesa del 94%, da 82.811 a 2.201, mentre la classe P (programmabile) ha registrato un calo del 97%, da 74.169 a 5.304 prestazioni in attesa.

Zaia ha sottolineato l’importanza di una sfida vinta insieme, anche grazie alla scelta, fin dal 2013, di dimezzare autonomamente i tempi di attesa rispetto ai limiti fissati a livello nazionale. Una strategia ambiziosa che ha richiesto risorse, coordinamento e determinazione: «Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il lavoro straordinario di medici, infermieri, amministrativi e l’efficacia della nostra programmazione», ha dichiarato il presidente della Regione.

Fondamentale è stato anche il Piano straordinario post-Covid, messo in campo per affrontare una situazione emergenziale che nel 2021 vedeva oltre 500mila cittadini in attesa di prestazioni sanitarie. Secondo Lanzarin, sono stati utilizzati 74 milioni di euro nel biennio 2023-2024, autorizzati dal Governo, a cui si sono aggiunti otto avvisi di Azienda Zero per reclutare professionisti in libera professione: 130 medici sono stati impiegati esclusivamente per abbattere le attese.

Nel 2025, nonostante il mancato rifinanziamento statale per questa specifica voce, la Regione ha recuperato 45 milioni di euro da altre fonti, per garantire la continuità del piano. Lanzarin ha aggiunto che i risultati sono già stati trasmessi alla piattaforma nazionale, ma non è ancora possibile confrontarli con quelli delle altre regioni, in attesa che venga aggiornato il sistema di raccolta e pubblicazione dei dati a livello nazionale.

Oltre alla riduzione delle liste, il Veneto ha dovuto far fronte anche a un contesto difficile: carenza di medici, aumento della domanda per nuove tecnologie sanitarie, medicina difensiva e prescrizioni improprie. Nonostante ciò, i numeri mostrano una sanità regionale in ripresa e in grado di offrire risposte concrete ai cittadini.

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9 mesi fa

Si forse nel mondo dei sogni ma penso nemmeno li

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