Caso Rossignoli, immersioni nell’Adige: i sommozzatori perlustrano l’area vicino alla casa

Nuovo impulso alle operazioni nei pressi dell’abitazione della donna scomparsa: al lavoro unità specializzate dopo una segnalazione chiave

Un nuovo capitolo si è aperto nella vicenda della scomparsa di Clara Rossignoli, la 79enne di cui non si hanno più notizie dallo scorso 8 aprile. Questa mattina, 30 maggio, le operazioni di ricerca sono riprese lungo il fiume Adige, con un imponente spiegamento di forze coordinate nella zona di San Michele Extra, nelle immediate vicinanze dell’abitazione della donna.

A scendere in campo sono stati i sommozzatori dei Vigili del Fuoco, giunti da Mestre, che hanno lanciato barca e gommone dalla rampa di via Montello, seguendo il corso d’acqua fino a un’area strategica a ridosso della casa in cui Clara viveva con il nipote Mattia Nascimben e la sua ex compagna Erica Chiarion, entrambi oggi indagati per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.

Una segnalazione rilancia le indagini

L’intensificazione delle ricerche sarebbe legata a una testimonianza raccolta negli ultimi giorni: un uomo ha riferito di aver visto, la sera del 13 maggio intorno alle 23.30, Nascimben aggirarsi sull’argine insieme a un’altra persona non ancora identificata. L’indicazione ha orientato l’azione degli inquirenti su una fascia di terreno tra il fiume e la ferrovia, dove sono stati effettuati scavi mirati, ispezioni con metal detector e un controllo del ponte di ferro sull’Adige.

Le operazioni, concluse nel tardo pomeriggio, hanno visto la partecipazione di droni, unità cinofile, un elicottero da Venezia, oltre a dodici uomini del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Legnago e della Sezione scientifica di Verona, coordinati da un’unità comando mobile.

Tre sopralluoghi e un indizio importante

Il sospetto che la donna possa essere stata uccisa si è fatto più concreto nel corso delle indagini. Dopo tre sopralluoghi effettuati tra il 17 e il 28 maggio, gli investigatori hanno ispezionato con attenzione l’abitazione, in particolare la stufa a legna e la canna fumaria, da cui sono stati prelevati diversi reperti.

Un elemento rilevante emerso è una macchia di sangue trovata su un furgone legato a un conoscente di Erica Chiarion, che avrebbe assistito alla lite dell’8 aprile tra Clara, il nipote e l’ex compagna, innescata da una bolletta non pagata e dal conseguente distacco della corrente elettrica. L’uomo, interrogato, ha parlato solo di un alterco verbale, negando ogni coinvolgimento diretto.

La denuncia tardiva e i sospetti

La denuncia di scomparsa è stata formalizzata solo il 14 aprile da Marta Nardo, figlia della donna, che ne aveva appreso l’assenza due giorni prima dal figlio Mattia. Tuttavia, secondo gli accertamenti, Clara non è stata più vista già dall’8 aprile, giorno della presunta lite, né al bar né alla tabaccheria che frequentava quotidianamente.

Il procedimento aperto inizialmente per istigazione al suicidio contro ignoti si è trasformato in ipotesi di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. A condurre l’inchiesta sono i pubblici ministeri Silvia Facciotti e Maria Federica Ormanni, che seguono da vicino ogni sviluppo, valutando tutte le piste aperte.

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